La valle delle meraviglie: che sogno vivere in montagna – ma, quando mi sveglio!?-

La valle delle meraviglie:

così la chiamano questa serie di villaggetti disseminati lungo il confine col Piemonte.

Avete mai sentito parlare di Tenda? E non valgono i riferimenti alle tende. Parlo di un luogo fisico, microscopico, che esiste per davvero con i suoi ben 2000 abitanti.

Cifre spaziali, cifre importanti

Qua ci sono finita per insegnare italianorisate dai manicomi e dall’inferno– a bambini che sono così bassi da aver una lavagna piccina picciò ad altezza hobbit.

La valle delle meraviglie, perché?

BOH, dicono su Wikipedia che sia molto bella. Lo confermerebbe anche una mia amica di Cuneo, che se l’è un po’ girata. Eh…la vita è bella quando hai un’auto. SE non ne hai una –sono io presente!– è più o meno come andare a vivere in questo posto qua.

la valle delle meraviglie
Nella quale io sono chiaramente il cane in coma al lato.

Epperò io sono tipo Heidi al contrario: mentre lei si fa pigliare dalle crisi isteriche perché non vuole stare in città, ma a masticare paglia col nonno, io -che sono sana di mente- mi lascio travolgere dalla nostalgia della città.
Non solo non sono tipa da montagna, lo ammetto, è che sono proprio una dandy del cazzo. Alla Ameliè Poulin. Simonetta ama:

  • il cemento.
  • girare per i negozi.
  • il giapponese.
  • le lunghe passeggiate sotto i portici.

Cosa si può fare a Tenda?
Non ne ho idea.

La valle delle meraviglie offre incredibili passatempi come:

  • alzarsi all’alba per trovare qualsiasi coincidenza possa connetterti con la civiltà.
  • Ci sono due parrucchieri. Mi divertirò prima o poi a metterli uno contro l’altro -non appena decido se farmi platino o rose gold-
  • A volte fanno un mercatino in cui vendono cose assolutamente accessorie tipo pigiami -E LE SCARPE DIO MIO LE SCARPE DOVE SONO, IO C’HO UNA SERIA DIPENDENZA DA SCARPE-
  • Diventare alcolisti.
  • Scrivere il romanzo della vita.
  • Aprire un blog con cui ammorbare il mondo esterno per simulare goffamente un grido d’aiuto –done

Quando ho cercato su Google “valle delle meraviglie”

ho digitato Tenda ed è uscito come suggerimento “valle delle meraviglie” e allora mi sono tutta gasata. Anche perché il Miur inizialmente mi aveva raccontato -come a tanti altri coraggiosi assistenti di italiano- la favola di esser stata spedita a Nizza. Poi c’è stato l’attentato. Poi mi hanno detto la verità: che sarei stata a Tenda e amici di campagna.

Quindi, vedendo “valle delle meraviglie” ho pensato: ottimo.

E poi?

Ma lo scopriremo nelle prossime puntate.

Per il momento, poco tempo che sono qui e già posso fare un rapido pronostico -vi regalo un’immagine celebre quanto eloquente-

la valle delle meraviglie
CIIIIIAAAO bambiniBBelli!

Iniziare a lavorare. Iniziare. Lavorare. CHE? COME SCUSA?

Iniziare a lavorare: questa cosa sconosciuta.

Iniziare a lavorare- sì, lo ripeto per cercare di esorcizzare l’espressione-Probabile che ne abbiate sentito parlare: un lavoro nuovo.

Innanzitutto un lavoro. Poi uno nuovo.

cioè, sì, ho lavorato prima

sto scrivendo in pratica un libro di fantascienza

iniziare a lavorare cheppalle oh. Non è meglio lamentarsi di non fare niente per colpa di Renzi?-

Emozioni di quando ti svegli e sai di dover entrare in un ambiente sconosciuto:

iniziare a lavorare
ohia, eccomi paparazzata!

Primo problema: iniziare a lavorare=che cazzo mi metto?

Eh già. Ogni posto ha il suo dresscode e tu, va da sè, non solo lo ignori, ma lo sbaglierai clamorosamente. Nel dubbio qualcuno mi aveva detto: mettiti in tiro che vai sul sicuro. Fagliela vedere subito la tua pellaccia.

Ecco. Sì. Anteprima di me che accetto i consigli PRATICI.iniziare a lavorare

Poi ovviamente finisce che tutti sono in scarpe da tennis e tu sei la figa di legno-
-bello eh. Ma non bellissimo

Secondo problema: iniziare a lavorare=cosa diavolo dovrò fare?

Sì perché effettivamente un’idea vaga ce l’hai, ma è così vaga che sarebbe più facile guidare da neo patentata fino ad Osilo di inverno, la pioggia, la nebbia, l’auto in panne.

-Provare per credere- 

Iniziare a lavorare è più o meno l’incubo di svegliarsi nudi di fronte ad un pubblico di sconosciuti. Solo che è vero. Solo che non sei Bridjet Jones. Non fa ridere cazzo.

Mi sento sperduta come gli agnellini che piangono al macello de “Il silenzio degli innocenti“, ma mica posso darlo a vedere. La regola d’oro è che il tuo terrore viene fiutato dal prossimo, o meglio, cumenti si dizzi a casa mea, si FIAGGA (più grezzo ed efficace, as usual).

Per cui sorrisissimo sotto il rossetto e con nonchalance ci si poggia al muro in attesa delle direttive, qualsiasi, anche solo portami il caffè andrà benone. Ho sempre sognato portare caffè. N’est pas?

Poi pian piano lo capisci che cavolo devi fare con esattezza, ma, di solito, arriva più o meno dopo una valanga di figure di m***a

scusate mi è scappato l’asterisco selvaggio. volevo scrivere MERDA

e di cazziatoni che ti pigliano alle spalle come lo stereotipo del molesto in impermeabile al parco.

Ma tant’è. Il cursus honorum lo fanno tutti. Chi sono io? Figlia della gallina bianca?

Terzo problema: gestire le pause.

Esistono? Quando sono? Sono solo una trappola perversa per cui i nuovi arrivati, cioè te, non possono TASSATIVAMENTE alzare il culo dalla sedia neppure in caso di incendio?

Voglio dire.

Quando gli altri si mettono a fumarsi la sigarettina ballando la zumba, è lecito o no andare a pisciare?

Grandi quesiti per grandi cervelli. Epperò non ci credo che non vi siete trovati in questa situazione kafkiana -che è il modo intellettuale per non dire fantozziano

c’ho la laurea in lettere c’ho

Iniziare a lavorare=tornare a casa con una serie di tic all’occhio

La voglia che poi mi contraddistingue personalmente di cercare con accuratezza i metodi di suicidio preferiti dalle donne su Google appena varcata la soglia di casa,

riprendete fiato

FORSE, e sottolineo il forse, non è la prima cosa che fate pure voi.

Ma mi aspetto che, come minimo, qualcosa del genere la facciate. Non lasciatemi sola in questo intenso lavoro di ricerca per allontanarmi da una realtà in cui ancora non ho capito bene dove stia il cesso.

-Ve prego.-

Sull’argomento ci potrei scrivere un libro. Più d’uno. Sapeste gli scivoloni di stile. Ma non sarebbe… come si dice… SEO friendly.

Immaginatemi solo, gettata in una classe di Heidi francesi che mi chiedono di soffiar loro il naso.

almeno credo. Chi lo parla il francese?

-Io no-

E con questa chicca.

Au revoir.