lunedì. realisticamente. il mistero di svegliarsi ogni settimana

non lo credevate possibile, perché le giornate si allungano e il caldo ci cuoce. ma lunedì è sempre pronto a ricordarvi che avete la sveglia.

Lunedì. Uno un bel po’ realistico.

Eccovelo qua. Che anche questo lunedì sia con voi. Se siete di quelli che “chiudo un attimo solo un occhio e l’altro lo lascio aperto così non mi addormento”

e parte il lungo sonno.

lunedì

lunedì che suona con loro i Coccolino deep

Milano come ti trovi?

Ti piace Milano? Ti ci vedi bene? Non è un po’ troppo grande?

Per tutti quelli che mi hanno chiesto o vorrebbero sapere “Come stai?” dedico questo post.

Un post che se ne fotte di SEO, lunghezza e tutto il resto.

Tenete a mente questa immagine di me. Poi capirete

milano

Milano: non è Italia

Milano mi ha sempre terrorizzata. Dovuta premessa. Un po’ perché sono nata in una città che  non è una città ma la fattoria di Zio Tobia con un palazzone di 6 piani che chiamiamo grattacielo.

Riprendo fiato.

Un po’ perchè, dei 7 anni che ho vissuto a Torino, due cose mi sono rimaste impresse. Uno: ho ereditato la provincialità dei torinesi. Non vogliatemene amici di Torino. Vi posso capire. Anch’io, da cittadina di quel cortiletto che è Sassari, ci sono passata: Cagliari è lì che ci fa la pernacchia e noi sassaresi non lo possiamo proprio sopportare.

Perché, è la verità. Cagliari è migliore e noi facciamo, tendenzialmente sch provincia.

Così è anche tra Torino e Milano. Amen.

Secondo pregiudizio verso Milano: sono un animale da cortile

Mi perdo. Ho bisogno continuamente che qualcuno mi tenga per mano e mi dica per filo e per segno dove posare la pianta del piede per arrivare a 50 centimetri dal mio naso. Qualsiasi sia la mia destinazione, sono perduta. Dal letterale, ovviamente, è facile passare al metaforico.

Quindi sì. Mi sono persa a Milano. Mi sono anche ritrovata. Niente di diverso dal solito. Anzi. Devo dire che inspiegabilmente, fino ad oggi, pare che la mia patologia si stia un po’ attenuando. Ma non voglio ancora gridare al miracolo. Le recidive sono sempre dietro l’angolo.

A Milano cosa faccio?

Allora. Cose che faccio a Milano.

Mi alzo e, quasi ogni giorno, faccio una mezzora di corsa. Questo perché per il lavoro che faccio (che poi sono duemila, ancora non ho tenuto il conto) passo la maggiorparte del mio tempo seduta.

Sono diventata un pc vivente. Considero lo schermo una sorta di protesi meccanica delle mia mani. Mani che presto perderò in una irrimediabile tendinite.

Ho scoperto che a stare tutto questo tempo scrivendo, fanno un male cane i gomiti. Un. Male. Cane.

Anche i miei occhi mi fanno ciao. Ma non li vedo (più).

Cose simpatiche di Milano (?)

Ci sono. Ad esempio, ho visto che qualche cosa di Torino l’hanno pure presa. Per chi è di Torino, avrà ben presente la statua di un uomo con gli occhiali da sole, che emerge dal muro in Piazzale Valdo Fusi (mi manca. mi manca. mi manca). Bene. Esco di casa (abito in zona Navigli) e che mi ritrovo? Ben due sculture identiche a quelle.

Mi è venuto un po’ da piangere. Mi sembrava che tutti voi da Torino mi salutaste un po’.

Cose che ho fatto finora a Milano

Sono caduta in piena piazza Duomo. C’era con me Giulia Muscatelli, che molti di voi conosceranno perché strafiga. O perché scrittrice. O perché persona straordinaria.

Per persona straordinaria, intendo una ragazza che, quando la sua amica (IO) scompare dalla sua vista laterale, prima di ridere e prenderla per il culo, le chiede se si è fatta male.

Io avrei semplicemente riso. Credo.

Ma io sono quella che è caduta.

Altra cosa: mi sono fatta scippare una busta intera di vestiti. Errore mio. Il caldo, l’astinenza dal pc, la gente, il brivido di aver trovato dei pantaloni nuovi… non lo so. Fatto sta che ho dimenticato la busta in negozio. Ovviamente, tempo dieci minuti di accorgermene e tornare indietro, che se l’erano già fottuta.

Un’altra cosa: ho conosciuto un tipo che ha allestito una mostra tutta concentrata esclusivamente sui cessi pubblici. Se lo cercate su internet, forse compare. Mi ha detto anche che ho le ciglia troppo lunghe.

Poi: sono diventata un’appassionata di caffè. Non è vero. Ma in una delle mie tante attività (una più scema e sottopagata dell’altra), mi fingo esperta del settore caffè. Quindi, finisce che ne bevo a quintali. Sarà pure bello, ma quando sono in presenza di gente davvero esperta, oltre l’imbarazzo per non sapere che cosa sia la granulazione del caffè, devo pure far finta che il caffè mi piaccia senza zucchero.

Una vitaccia.

Partecipo a eventi dove intervisto gente. Le mie domande sono sempre intelligenti.

No.

Il tutto per un’incredibilr coppia di ex-giornalisti che hanno una fantastica rivista on-line SOLO SUL CAFFé.

Cose che non riesco a fare a Milano

Leggere. Disegnare. Scrivere sul blog. Scrivere il mio romanzo. Vedere i miei amici di Torino (e quelli che potenzialmente sono qua dietro l’angolo a Milano) (scusami pc. non possiamo avere una relazione esclusiva)

Questo comincerà a pesarmi nel prossimo futuro.

Ma è un’altra storia.

Ho detto tutto?

No.

Ma almeno ho scritto tanto.