Libro di giugno inoltrato. “La passione secondo Matteo”

Il calendario dei libri si nutre ancora una volta di un pasto da re. Il libro di giugno ha il titolo già importante. Ormai il nostro calendario è diventato una specie di gourmet, di quelli che se gli dai da leggere 50 sfumature di grigio, fa lo schizinoso.

che pessimo, pessimo calendario.

Libro di giugno: “La passione secondo Matteo

Libro di giugno che semo alla fine di sto mese caldo-e poi freddo e poi caldo e poi freddo e poi, che mi piove sempre e dico SEMPRE in testa– firmato da niente po po di meno che Paolo Zardi (intervistato qui)

Un romanzo che ho voluto comprare a tutti i costi e di cui si è parlato molto in questi mesi che è uscito.

Che cosa penso di questo libro di giugno

Penso soprattutto che mi abbia colpita un po’ troppo. I personaggi che Zardi ha messo su, quando ti pigliano come hanno fatto col mio apparato digerente… beh… forse hai qualcosa che non va.

Nel senso che i protagonisti di questa storia sono sostanzialmente tre, presentiamoli:

Lui, Matteo, una specie di stackanovista letteralmente tutto casa e chiesa. Ha un grosso GROSSO conto in sospeso col babbo. (qualcosa che si colloca allo stesso livello di Luke Sky Walker  e Darth Vader) (ma senza effetti speciali e aspirapolveri al posto dei polmoni). Non s’è fatto prete perché non aveva le palle. Ma ha avuto le palle di fare roba un po’ più “pesa”…di cui non vi parlerò perchè poi mia sorella c’ha ragione che sono una stronzissima macchina da SPOILER.

Lei, Giulia, sorella stra figa stra sexy stra artista stra convinta stra impulsiva. Troppi stra. Avete letto bene. E, come tutte le “stra” non è che prometta proprio benissimo.

The BABBO.

Dancing GIF - Find & Share on GIPHY

Quello che, come sempre e per sempre, ha la responsabilità di aver storto i figli in maniera tale che poi, tornare indietro, è impossibile. Ah, è malato. Ah. Tipo molto malato.

Il libro di giugno mi ha parlato di una malattia neurologica degenerativa

Per chi mi conosce, sa già che deve essermi piaciuto leggerlo tipo quando mangi il wasabi: figo, intenso, un sapore che ti stordisce.

Ma. CAZZO.

Per chi non mi conosce: ho motivi precisi, personali, che non vi dirò, per cui malattia neurologica degenerativa+conflitti paterni= BOOOOOOOM

Se il tutto poi è scritto come sa fare Paolo Zardi, cioè con la delicatezza di un giovane giapponese che sfiora l’indice della ragazza che ama segretamente da anni…

Non c’è che dire. Well done.

La passione secondo Matteo non ti lascia molta scelta

Gli uomini che si muovono tra le pagine si impegnano in tutti modi a farti sentire uno di loro. Facile. Perché sono descritti così bene che esistono. Viaggi anche tu con loro, ti senti in colpa con loro, ami e non senti niente con loro.

A volte vorresti squoterli un po’.

Ma poi sei indulgente come lo saresti con te stesso.

Conclusione: non è stato un caso social che poi si è rivelato un flop

Questo libro di giugno vi auguro proprio di leggervelo bene

Non è forse una lettura da mare. Ma d’estate non si va solo in spiaggia. Di sera, quando la malinconia vi prende per una ragione a random. Coccolate il vostro mostro interiore, con un romanzo bello spesso.

libro di giugno

Una più del diavolo, la sa Lorenzo Vargas

Una più del diavolo, un altro libro fantastico di Las Vegas edizioni.

Una più del diavolo” è un romanzo che fa ridere. Grazie a te, Lorenzo Vargas (finalista di Masterpiece, ce ne rendiamo conto? Pure in tv c’è finito). Lui che si presenta così. Dietro gli occhiali probabilmente, dorme.

una più del diavolo

Lorenzo Vargas sembra Gesù, ma non gli interessa tanto il figlio…

quanto il padre. DIO, visto dagli occhi di un essere umano qualsiasi, alias Giovanni Archei. “Una più del diavolo”, in stile Dogma, scherza eccome sull’apocalisse. Tutti hanno un lavoro, anche il diavolo.

Sì. Se lui decide di scomparire, che cosa succede a tutto il cosmo? Ve lo siete mai chiesti?

Una più del diavolo: ce lo racconta Vargas.

E ce lo racconta facendoci ridere un sacco. Gli angeli che sono inetti e parlano strano. La burocrazia infernale che neppure Dylan Dog quando fa una delle sue capatine. Dante Alighieri trasformato in un turista al pari del protagonista (ci stiamo paragonando alla Divina Commedia? Facciamo pure bene)

(ma fa molto più ridere)

Una più del diavolo, insomma è credibile.

Quando ha cominciato a parlarmi di elezione divina, ali, battaglie tra il bene e il male, devo dire la verità: mi sono sentita intrappolata in una brutta storia.

E invece?

Invece sono anch’io Giovanni Archei, eroe improbabile concentrato solo a trovare le parole per la sua musica, stalkerato pesantemente dalla sua fidanzata e dalla parolaccia facile.

Tifo per lui. E finisco per crederci pure io, come lui, dopo mille reticenze, che Dio esiste. Che Dio è incazzato nero. Che qualcuno deve fare qualcosa -qualsiasi cosa, persino giostrarsi con armi celestiali-

Una più del diavolo: da leggere?

Da leggere e da comprare. Soprattutto se siete cristiani. Ma anche se non lo siete.

Soprattutto, insomma, leggetelo. Ogni tanto è bello sedersi e aprire un libro davvero divertente.

Vietato leggere all’inferno: promesse di recensioni importanti

Vietato leggere all’inferno: droga, sesso e 15rock’n roll…e…LIBRI.

Vietato leggere all’inferno è…

No. Premessa.

Avete presente quando cominci a leggere un libro col terrore che ti farà cagare?

Ecco.

Si chiama razzismo. Perché, io sono tra i peggiori lettori esistenti. Quelli pregiudiziali. Quelli che

“mi piacciono gli emergenti MA…”

  1. Se non hanno pubblicato con la Neo, non me li filo di striscio.
  2. Se me li propongono delle riviste, storco già il naso.
  3. Se escono solo in ebook, è sicuro che sono dei falliti. Si-cu-ro.

Ecco. Questo si chiama razzismo. Quello bello, quello tra intellettuali. E perché tutta questa premessona?

Vietato leggere all’inferno: Roberto Gerilli prende a calci gli intellettuali razzisti.

Tipo me, che mi sono messa buona buona, seduta col suo libro nel Kindle e…

CIAO MONDO.

Dialoghi pazzeschi, personaggi da serie tv americane (quelle uscite bene bene bene). Una distopia che però non ti martella la coscienza con messaggi morali pesanti quanto la pizza 4 formaggi e patateè possibile? sì, scrittori di distopie di tutto il mondo, è possibile

Nessun “occhio che, se continui a smanettare su internet, il mondo andrà a puttane OCCHIOH”

Vietato leggere all’inferno: perché non lo trovo in libreria?

Ma di che cosa parla?

Vietato leggere all’inferno racconta di un futuro che è il sogno di tutti gli studenti delle medie che devono esser interrogati su Pascoli: un mondo in cui è illegale leggere.

Promessi sposi? Al rogo! – sento le urla di orgasmo

E quindi chi legge? Drogato. Che idea eh?

vietato leggere all'inferno
spacciatori di libri che se li clicchi si ingrandiscono

Poi aggiungici milionarie idealiste col pallino di aprire case editrici e rivoluzioni.

Poi mettici un paio di tette assassine che stanno sul corpo di una killer lesbica.

Poi mischia tutto con un “libromane” svogliato, dal fascino inspiegabile -uno sfigato di quelli che ti fanno innamorare delle cause perse-.

Una trama che è piena di colpi di scena che incredibilmente funzionano senza farti dire: ok, questa l’avevo fiutata da pagina uno e l’hanno già fatto in millemilioni di libri. Insomma…

Vietato leggere all’inferno: una ricetta SFIZIOSA.

Uno di quei piatti strambi, che non avresti detto mai che poteva piacerti, pure un sacco, come quando mi hanno fatto assaggiare -UDITE UDITE- gli spaghetti burro e ketchup e…

mi sono piaciuti TANTO.

Poi però la finisco che, secondo me, da qualche parte, in una stanzetta piccolina col wi-fi, c’è Roberto –il nostro super autore ceh abbiamo già incontrato QUI– con la testa che sta esplodendo dall’ego. Fa bene, perché fare un libro intelligente e pure spiritoso è un’operazione che non sempre riesce.

MA.

Non nutriamolo troppo questo autore, che sennò poi… BOOM. Vi ho convinti? E se vi dicessi che è pure gratis, ci credereste? Trovate tutto su Speechless magazine che è pure una rivista proprio figa -GRAZIE Alessandra Zengo, GRAZIE-. Cioè, guardate anche solo le illustrazioni cazzo. Così, giusto per dirne una.

Ceeeeo.

Mal di pietre -ma non di vivere, ché i crepuscolari ci hanno rotto-

Mal di pietre: le nonne sono Gilf

Mal di pietre (nottetempo edizioni) è uno di quei libri che, a vederli così, poggiati sul comodino del compagno di tua madre, non gli daresti -come si dice a casa mia- un citto.

-cioè un “soldo”, suggerisce la traduttrice simultanea-

Milena Agus, cioè lei

mal di pietre
che io trovo assai assai BELLA

Era un’autrice che, nella mia indefinibile ignoranza, non avevo mai sentito nominare. Dico era, non perché sia morta, ma perché poi è capitato, al solito, di scoprire che fosse tipo famosa come Grazia Deledda.

No cioè, davvero, tradotto in mille mila lingue, venduta in altrettanti paesi… COME CAVOLO HO FATTO A PERDERMELA?

Non lo so.

Ma!

Mentre acquisto su Amazon una gatto a nove code per purificare la me stessa che ha studiato per anni lettere senza sapere, infine, un emerito cazzo, mi sono letta…

Mal di pietre: che è un libro che è una figata che è

La storia di una nonna raccontata dalla nipote. E già qui aveva ottenuto tuuutta la mia attenzione, perché, come tuuuutte le persone per bene, ho il fetish per le nonne e le loro vite segrete.

andiamo. Pensate davvero che vostra nonna non sia la persona più yeah che abbiate mai conosciuto? Se lo pensate, non l’avete mai conosciuta

mal di pietre
E questa signora che porta da sora du sacchi della spesa che pesano manco il ciccione Gay di Modern Family… è mia nonna.

-cioè. provate a dirmi se questa donna non nasconde qualcosa-

Chiusa parentesi.

Sta nonnina qua, quella della Agus per intenderci, già dalle prime pagine è un personaggio che fa sembrare qualsiasi adolescente una sorta di nerd senza speranza o vita sociale. Più di quanto non sia nella realtà.

Sta nonna qua fa sesso di quello bello, in cui ti piace a volte esser trattata da zoccola quale sarebbe il termine politicamente corretto per esprimerlo, non mi viene, e perchè poi?– senza dovertene per forza vergognare.

Sta nonna qua ama suo marito ma anche il suo amante.

Sta nonna qua, ha scoperto cos’è esser emo quando se ti tagliavi le braccia eri solo una da tenere nascosta dentro casa -e non fotografata per la posa di instagram-

Dunque, Mal di pietre, libro che se lo leggi poi fai fatica a guardarti tua nonna come prima, anche se finge demenza senile mentre è intenta a capire le trame de “il segreto” tra una pausa pubblicitaria e l’altra.

La cosa bella di Mal di pietre,

è il suo esser totalmente slegato dal tempo, pur essendo collocato in anni ben connotati, fatti di assassinii, bombe, edifici che ti crollano addosso e così, mettiamocela, la seconda guerra mondiale.

Perché slegato allora?

Perché quella che vedi fare la protagonista non è mica una di quelle donnine che ti aspetteresti da quegli anni lì -grembiule, sveglia all’alba per cucinarti il pane, lavo-stiro-do una passata di scopa-

Nope.

Lettori miei belli, qua si tratta di quelle cose sopraffini che non sempre è facile trovare in un libro ambientato nel passato: quella nonna della seconda guerra mondiale, può essere una donna di adesso. Che ha le passioni di una di Grey’s anatomy, che c’ha le turbe mentali di Ally Mcbeal.

Ci siamo capiti?

Mal di pietre è una di quelle letture che per fortuna mi hanno consigliato.

Dico per fortuna perché –sentite il rumore delle fruste sulla mia schiena? una frustata per ogni anno sprecato dentro l’Università

-snap, snap, snap, snap, snap-

Se quel giorno lì d’ottobre quel pelatone del compagno di mia madre non mi avesse regalato la sua copia –che porta commoventi segni di masticata di cane– io non avrei mai scoperto la vita interiore di una nonna.

Che è pure una gran gnocca.

E niente.

Me l’hanno consigliato e io lo rivendo a voi. Senza guadagnarci niente –claro

Mal di pietre: due pollici alzati.

Ne alzerei pure tre, ma posso solo coinvolgere nel meccanismo gli alluci. Non so se fa lo stesso.

Ajò, andate a pigliarvene una copia. O passate in Francia che vi giro la mia

BAI BAI

 

 

L’amore come le meduse: la delicatezza di Roberto Delogu

L’amore come le meduse, sentite come suona…

l’amore come le meduse,
le meduse, l’amore…
come.

Vabeh. Ci siamo che è un titolo quanto meno evocativo no? Cioè. Io ho pensato subito a qualcosa di morbido e di urticante.
Che sia stato lo stesso Roberto Delogu o il frutto di un lavoro poetico del suo editor, non cambia poi tanto (forse dovrei chiederglielo, forse dovrei intervistarlo, forse).
Chi è Roberto Delogu? Innanzitutto, un ragazzo col viso interessante.
Cioè lui:

l'amore come le meduse
Il perché della data sulla foto non lo conosco, ma fa molto vintage, quindi la lasciamo.

L’amore come le meduse, non è il suo primo libro.

è già il terzo, se non erro, scritto da questo autore. Io ho avuto modo di leggere questo perché è uscito di recente e, non so se si era capito, il titolo mi aveva fatto suonare le campane nel cervello.

Sì, non giudico i libri dalle copertine, ma per i titoli ho abbastanza il feticcio

Sì, potrei essere una brutta persona

E allora, possiamo andare un po’ più al sodo.

Si tratta solo di un bel titolo?

L’amore come le meduse è un bel libro o no? Cioè, li spendiamo sì o no questi 11 euro E ZERO CINQUE? La risposta a caldo è…suspence da X factor…

Sì, mettete mano ai portafogli.

Prendete un personaggio assolutamente normale, un padre con una famiglia e un lavoro. Uno di quelli che plausibilmente potreste esser voi o potrebbe esser un vostro amico.

Primo ingrediente che già abbiamo azzeccato alla grande.

Nessun super eroe gigante, nessun mistero irrisolvibile, nessun espediente narrativo. Una storia c’è. Una vera. Una che può capitare.

E gli altri personaggi? Reggono bene?

Cavoli sì.

Anche il secondo ingrediente è ben piazzato.

C’è un problema che viene affrontato in maniera delicata che, mi ripeto, purtroppo, esiste per davvero: la dipendenza dei ragazzi dalla tecnologia (tecnologia che al giorno d’oggi significa social. Che vuol dire che ti costruisci un mondo virtuale in cui abiti, caghi, mangi).

epperò ti scordi di cagare, mangiare e vivere nella realtà

Quindi sì. Il tema di per sè regge. I personaggi pure, nel senso che sono talmente convincenti che non sembrano costruiti, sono semplicemente persone.

E tu finisci per voler loro veramente -ma veramente- bene.

Personalmente mi sono sentita sia padre che figlia. Ditemi voi se non è una delle cose migliori che riesca a fare uno scrittore per il suo lettore.

L’amore come le meduse: ci sono dei MA?l'amore come le meduse

Chiaro che sì.

Di libri perfetti ce ne sono pochie per libri perfetti intendo dire quelli che mi rileggo tutta la vita, sottolineando ogni volta parti diverse-. L’amore come le meduse, così come ho esordito è sia morbido che urticante.

Perché?

Perché le soluzioni ai problemi sono un po’ romanzate. Non vi starò a dire dei modi che vengono impiegati per risolvere i problemi di dipendenza posti nel libro.

Qualcuno mi ha sempre fatto forti critiche sulla mia tendenza a spoilerare.

Diciamo basta a questa mia enorme pecca.

Quello che però posso dire in questa mia recensione lampo, è che la storia si conclude con un comportamento un po’ forzato.

Apprezzo i paradossi, davvero davvero, e quindi anche il finale resta divertente nella sua assurdità.

Forse era anche il solo modo per non banalizzare il tutto e non scadere nella commiserazione.

BUT.

Cozza un po’ con l’impronta realistica sulla quale si basa l’intero romanzo.Mi sono, insomma, ricordata che si trattava di finzione.

OH, Niente di grave eh.

L’amore come le meduse: TOTALLY APPROVED.

Beh oh, io i miei dindini ce li ho messi e se me lo chiedessero, lo rifarei di nuovo. Di letture così scorrevoli non ne facevo da un po’. La semplicità spesso è la salvezza degli autori.

Le piccole scivolate non mi interessano. Servono giusto a farmi sentire importante quando recensisco –vuoi non trovare il pelo nell’uovo? non sei un critico sennòh-.

Per cui, grazie a Roberto Delogu per avermi fatto compagnia col suo stile quotidiano. Certamente una lettura che mi ricorderò e di cui parleròne ho scritto anche qui– agli amici quando non mi chiedono consigli per prossime letture.

Et après. Il libro del mese di ottobre. Per cominciare alla grande (?)

 Et après: questo ottobre per voi, SOLO IL MEGLIO -di cosa non si sa- MA leggete.

Et après, con accenti e tutto: questo è il titolo di apertura del nostro CALENDARIO DEI LIBRI.
Metà ottobre, io in Francia, le foglie che cadono…insomma, pensavo che GUILLAME MUSSO potesse starci bene. Chi è Guillame Musso: innanzitutto è questo tizio qui:

Et aprés di Guillaime Musso
Ouè Ouè, Je suis Cathrine de Guillame Musso

Figlio degli anni ’70 francesi, poi diciannovenne scappato dietro l’angoloNew York– attualmente professore di una materia  fuffa dal nome controverso quale Scienze economiche e sociali.
Ah già… poi si dà il caso che sia pure, tipo, uno SCRITTORE DI BEST SELLER. Così, en passantLeggi tutto “Et après. Il libro del mese di ottobre. Per cominciare alla grande (?)”