A Gianni Tetti piace la pasta col tonno

Gianni Tetti from Tattari city

Gianni Tetti che è mio concittadino (parole importantissime) e mio intervistato d’onore -nel senso che per me lo è-. Un autore che è stato paragonato ad Aldo nove e Cormac McCarthy –ci siamo spiegati?– e che a me invece piace approssimare a Scerbanenco: non scrive gialli, non scrive di Milano, ma personalmente mi ricorda quello stile là –saranno i cadaveri

Ma, di chi stiamo parlando?

gianni tetti
Innanzitutto di questo bel ragazzo qua.
-Foto fantastica di Giampiero Bazzu-

Gianni Tetti, nato a Sassari, una grande metropoli –si fa per dire– per grandi personaggi e grandi storie. Di entrambi, lui ce ne parla con onestà, di quella bella cruda, la stessa che uno ci metterebbe nel descrivere qualcosa di parecchio personale e vissuto – e non sai se bene o male, ma solo che ti ha lasciato il segno-.

Scrittore di professione, laureato e addottorato, insomma, le carte ce le ha tutte. Tra la stesura di romanzi, racconti e sceneggiature, stiamo parlando con e di un narratore completo.

Fine dell’introduzione: questa è la breve ma intensa intervista a Gianni Tetti, un autore che io ho amato molto per mille motivi e, sapete no, quello che tutti ricordano del Giovane Holden, ovvero la fissa di voler conoscere e di voler parlare con lo scrittore del vostro cuore o giù di lì- bene, io ho avuto il piacere di farmi una chiacchierata per davvero con Gianni.

-Si chiama pure come mio nonno. Coincidenze? Io non credo-

Partiamo alla scoperta di Gianni Tetti!

1) Facciamo subito la domanda che forse in pochi ti hanno fatto: dei tuoi due -e DA POCHISSIMO 3- libri, quale ti piace di più, ti rappresenta meglio e perché? (E non valgono le risposte da genitore “amo i miei figli tutti allo stesso modo“).

Visto che l’hai citato, non posso fare a meno dal dirti che il libro che meglio mi rappresenta in questo momento è il mio ultimo,

Grande Nudo, in uscita questo dicembre.

E credo che questo sia abbastanza naturale. Non ne faccio un discorso di qualità o di livello letterario, semplicemente i miei libri precedenti (I cani là fuori 2010 e Mette Pioggia 2014), hanno rappresentato altre fasi della mia vita di uomo e di scrittore e, anche se li sento ancora attuali, mi bruciano dentro meno di Grande nudo.

2) Sì, effettivamente è come dici tu: può esser naturale ritrovarsi maggiormente negli ultimi lavori. Cresci tu, cresce la tua scrittura.

Dunque, fai finta di esser un lettore qualsiasi che ha preso in mano il libro migliore di Gianni Tetti

in questo caso Grande nudo-.

A questo lettore qualsiasi, possibilmente di fronte a una birretta, chiedono: figo! E di che parla? Sì, la domandona più inquietante di tutte: di cosa parla questo tuo ultimo romanzo che troveremo in libreria da dicembre?

Tutti i miei romanzi parlano di uomini e donne alla ricerca di qualcosa, sia questo

il riscatto,

la rinascita,

la vendetta,

l’amore,

l’avventura,

la fuga,

lo sballo,

la normalità,

un figlio o la morte.

È così per I cani là fuori e Mette pioggia, è così anche per Grande nudo.

Nel caso di Grande Nudo, questa ricerca è narrata attraverso un romanzo di avventura, l’avventura di poveri diavoli, poveri dentro e diavoli fuori, capaci di soffrire, ma anche di far soffrire indicibilmente. Un romanzo di amori, dimenticati, impossibili, sporchi e ciechi come la fame. E anche un romanzo di rivolta.

Una rivolta che vediamo crescere, con ritmo inesorabile e cadenzato. La rivolta dei nostri sensi di colpa, la rivolta dei nostri fantasmi. Più o meno è questo.

3) E tu, GIANNI TETTI, prima di consegnarlo alle fauci di noi lettori egocentrici -che pigliamo i testi altrui e ce li sagomiamo addosso, ignorando spesso la voce dell’autore- che cosa volevi dire? (se lo sai, se non lo sai magari è l’occasione di illuminarci tutti insieme. Puoi barare eh. Non lo sapremo mai).

In Grande nudo volevo parlare di quello che succede al mondo di questi tempi,

tra terrorismi, guerre di religione, guerre di soldi, i bambini persi in queste guerre, le mamme perse in questo caos, l’immigrazione disperata, profughi, razzisti, attentati, altre guerre più sottili, la politica, gli opportunismi, la crisi, crisi economica, crisi di fede, solitudini obbligate, incapacità d’amare, pornografia, violenza, l’esercito che occupa intere parti della Sardegna per fare esercitazioni militari, e poi ci sono quelli che abitano lì vicino e si ammalano di tumore.

Insomma, volevo raccontare una parte del mondo che vivo. E volevo raccontare una storia che mi appassionasse, mi facesse commuovere, che mi tenesse col batticuore.

Qualcosa che a ogni pagina facesse venire la voglia di proseguire, di capire, di vedere come va a finire.

Volevo raccontare un’avventura e, attraverso questa avventura, intendevo parlare del mio tempo, affezionarmi ai personaggi, descrivere situazioni quotidiane, alternate a scene spettacolari e a sviluppi estremi e spiazzanti. Poi, va detto, che una volta che consegni il libro, quello che vuole dire l’autore è davvero secondario.

L’importante è che la tua storia abbia qualcosa da trasmettere. E che catturi chi la legge. A me ha tolto e dato tanto, ora vedremo cosa toglierà e darà a voi.

4) Lo vedremo eccome, dicembre è già qui e pure il natale e i regali tipo il nuovo libro di Gianni Tetti.

A me poi è venuta una gran voglia di avere tra le mani questo libro che, da come ce l’hai raccontato, è un lavoro piuttosto stratificato e, soprattutto, che ti smuove (batticuori annessi).

E, a proposito di reazioni, sicuramente ti sarà capitato di esser sepolto dalle opinioni/recensioni/interpretazioni sul tuo lavoro. Altrettanto certamente alcune di queste ti avranno fatto storcere il naso e altre ti avranno fatto sentire un genio.

5) Qual è stato il commento sull’opera in cui più ti sei ritrovato (e perché no, lusingato) e quale quello in cui sei saltato sulla sedia perché “non c’è scritto affatto questo nel mio libro!”.

Ricordo di una considerazione che mi aveva lasciato soddisfatto: “riesce a farci ridere anche quando racconta situazioni drammatiche” più o meno era questa.

L’avevano scritta riguardo a I cani là fuori (purtroppo non ricordo chi e su che giornale), ed era esattamente una delle cose che cercavo di fare in quel libro, in pieno umorismo nero, e che ora faccio con regolarità: trovare il lato ironico se non comico, delle nostre miserie o tragedie.

Non ricordo un commento particolare che mi abbia fatto incazzare. Forse è perché non sono così legato a un’idea originaria.

Mi spiego: ho consegnato, il libro passa attraverso gli occhi di altri lettori, ognuno la vede a suo modo, tutto è lecito, non posso farci nulla, e mi piace così. Più che essere infastidito, mi incuriosisco, mi chiedo come si sia arrivati a questa o quella interpretazione.

5) Lo so, non vogliamo fare pubblicità, ma so anche che il tuo ultimo lavoro è fresco fresco di stampa e ci chiama dagli scaffali.

Si dà il caso che poi coincida con il “tuo libro preferito di Gianni Tetti” e allora non posso non insistere un pochettino.

Posto che io lo comprerò perché sìe chi ti ama ti segueci fai qualche anticipazione? Solo a noi, amici di mezza-penna. 

Basta anche solo dirci se la copertina è fighissima come quella di “Mette pioggia”. Scegli tu quale curiosità donarci per stuzzicarci l’appetito.

La copertina del mio prossimo libro l’ha fatta Toni Alfano, lo stesso che ha realizzato quella di Mette pioggia.

A me piace molto,

credo sia ancora meglio rispetto a quella di Mette pioggia, ma è un parere personale. Rispecchia a suo modo il titolo del libro.

Riguardo il libro, a quanto ho detto prima potrei aggiungere che sarà un romanzo piuttosto corposo, che ho iniziato a scriverlo prima di finire Mette pioggia, che ci sono alcuni elementi di continuità con i miei primi due libri, ma anche molti elementi di rottura. E poi potrei dire che sono contento di averlo scritto. Felice proprio.

6) E se sei felice tu, allora lo saremo anche noi lettori

Non ti chiedo che cosa consiglieresti ad un giovane autore (un po’ perché te l’hanno già chiesto, un po’ perché io sono una che vorrebbe essere giovane autrice e ho troppa paura della risposta).

Faccio invece una domanda un po’ strana: pensi di aver scritto già il tuo libro migliore, tipo Moravia con gli Indifferenti o la Rowling con Harry Potter, o hai ancora un sacco di paturnie da tradurre in manoscritti? (personalmente spero che tu abbia ancora traumi su traumi che io possa leggere).

Domanda difficilissima, non riesco a giudicarmi a tal punto.

Inoltre, mi spaventa molto l’idea di aver già scritto il meglio, perché se fosse così, dopo soli tre libri, avrei l’angoscia.

Spero sempre di scrivere qualcosa di meglio rispetto a quanto ho già scritto. Ci spero e mi impegno per farlo, cercando di imparare e di maturare. Ed è con questa speranza che arriva Grande nudo.

E poi, cose da scrivere ne ho tante altre, questo è sicuro. Domanda difficile, questa…

7) Per farmi perdonare la domanda difficile, concludo con la nostra domanda di rito, perfettamente stupida: ti piace la pasta col tonno?

Sì. La salvezza di ogni studente universitario,

la salvezza di ogni persona affamata e con poco tempo,

la colonna portante di ogni spaghetto di mezza notte (quelli delle sbronze a birra, non a champagne).

Meglio se mezze penne. Meglio se con un soffritto, qualche cappero e qualche oliva. Poi ho anche un sacco di varianti ma, visto che non siamo su Giallo Zafferano, mi fermo qui.

Era quello che volevamo sapere, perché qui si ama la pasta col tonno – non so se si era capito-.

Gianni Tetti è uno di noi.

Per continuare l’esplorazione in quel mondo intrigante che è la testa di Gianni Tetti, potete trovare alcune interviste che mi sono piaciute e parlano degli altri suoi libri, qui e qui. Sono interviste serie fatte da persone serie ad una persona seria, che vi permettono di placare la vostra dipendenza da Gianni Tetti.

Per saperne di più su quanto scrive bene, vi rimando ai link della Neo.Edizioni, che ha pubblicato gli altri due lavori Mette pioggia e I cani là fuori . Se date retta a me, vi accomodate in poltrona e ve li divorate

-consiglio poi di accompagnarli con delle giornate di pioggia-

Se poi non vi basta ancora, e avete tutta la mia solidarietà, date un’occhiata al documentario che ha scritto e diretto, Un passo dopo l’altro e passate anche a sbirciare la promo del lungometraggio SaGràscia per cui ha scritto la sceneggiatura (stavolta la regia è di Bonifacio Angius).

Di racconti ne trovate sparsi qua e là su Frigidaire, Il Male, Atti Impuri, Prospektiva e in un’antologia del 2008 sempre per la Neo Edizioni E morirono tutti felici e contenti.

Dulcis in fundo due progetti a cui Gianni tiene in particolare, per cui ci mettiamo un occhio di riguardo: Uno sputo di cielo per la Watson edizioni e, direttamente dal Festival letterario più figo che esistanon lo dico perché sono sarda, no– cioè “Sulla terra leggeri“, i Racconti da palco editi da Regina Zabo Edizioni.

Insomma, di materiale ve ne ho dato: dosatelo con cura.

Mi resta solo da ringraziare Gianni, innanzitutto perché ha scritto dei libri che mi piacciono, secondo perché non è solo un bravo scrittore ma è anche un tipo a posto –anche se forse lui non sarà d’accordo con me– cioè uno di quegli scrittori che rispondono ai propri lettori. Anche quelli stalker come me.

AH, ricordatevi una cosa: la vera soluzione per liberarvi dalla dipendenza da Gianni Tetti è solo una. 

Nutrire questa dipendenza. Filate in libreria che Grande nudo va via come il pane –e il cioccolato-.

Amici di ballocci sassaresi,

potete addirittura fargli un occhiolino e ottenere un suo autografo presentandovi alla sua presentazione del primo dicembre nella vostra città preferita, tattari manna.

Le messaggerie le conoscete sì? Certo che sì.

SALA GRANDE ORE 19.00, con il sempre amato Emiliano Longobardi e la bravissima Lalla Careddu à presenter.

Per tutti gli altri sardacci e pure i continentals:dal 7 all’11 dicembre lo trovate a “Più libri più liberi a Roma, il 3/12a Cagliari alla libreria Ubik con Ciro Auriemma, 14/12 ad Alghero, e il 16/12 a Porto Torres con Eugenio Cossu ad intervistare.

Mi raccomandoVi eh.