La valle delle meraviglie: che sogno vivere in montagna – ma, quando mi sveglio!?-

La valle delle meraviglie:

così la chiamano questa serie di villaggetti disseminati lungo il confine col Piemonte.

Avete mai sentito parlare di Tenda? E non valgono i riferimenti alle tende. Parlo di un luogo fisico, microscopico, che esiste per davvero con i suoi ben 2000 abitanti.

Cifre spaziali, cifre importanti

Qua ci sono finita per insegnare italianorisate dai manicomi e dall’inferno– a bambini che sono così bassi da aver una lavagna piccina picciò ad altezza hobbit.

La valle delle meraviglie, perché?

BOH, dicono su Wikipedia che sia molto bella. Lo confermerebbe anche una mia amica di Cuneo, che se l’è un po’ girata. Eh…la vita è bella quando hai un’auto. SE non ne hai una –sono io presente!– è più o meno come andare a vivere in questo posto qua.

la valle delle meraviglie
Nella quale io sono chiaramente il cane in coma al lato.

Epperò io sono tipo Heidi al contrario: mentre lei si fa pigliare dalle crisi isteriche perché non vuole stare in città, ma a masticare paglia col nonno, io -che sono sana di mente- mi lascio travolgere dalla nostalgia della città.
Non solo non sono tipa da montagna, lo ammetto, è che sono proprio una dandy del cazzo. Alla Ameliè Poulin. Simonetta ama:

  • il cemento.
  • girare per i negozi.
  • il giapponese.
  • le lunghe passeggiate sotto i portici.

Cosa si può fare a Tenda?
Non ne ho idea.

La valle delle meraviglie offre incredibili passatempi come:

  • alzarsi all’alba per trovare qualsiasi coincidenza possa connetterti con la civiltà.
  • Ci sono due parrucchieri. Mi divertirò prima o poi a metterli uno contro l’altro -non appena decido se farmi platino o rose gold-
  • A volte fanno un mercatino in cui vendono cose assolutamente accessorie tipo pigiami -E LE SCARPE DIO MIO LE SCARPE DOVE SONO, IO C’HO UNA SERIA DIPENDENZA DA SCARPE-
  • Diventare alcolisti.
  • Scrivere il romanzo della vita.
  • Aprire un blog con cui ammorbare il mondo esterno per simulare goffamente un grido d’aiuto –done

Quando ho cercato su Google “valle delle meraviglie”

ho digitato Tenda ed è uscito come suggerimento “valle delle meraviglie” e allora mi sono tutta gasata. Anche perché il Miur inizialmente mi aveva raccontato -come a tanti altri coraggiosi assistenti di italiano- la favola di esser stata spedita a Nizza. Poi c’è stato l’attentato. Poi mi hanno detto la verità: che sarei stata a Tenda e amici di campagna.

Quindi, vedendo “valle delle meraviglie” ho pensato: ottimo.

E poi?

Ma lo scopriremo nelle prossime puntate.

Per il momento, poco tempo che sono qui e già posso fare un rapido pronostico -vi regalo un’immagine celebre quanto eloquente-

la valle delle meraviglie
CIIIIIAAAO bambiniBBelli!

Iniziare a lavorare. Iniziare. Lavorare. CHE? COME SCUSA?

Iniziare a lavorare: questa cosa sconosciuta.

Iniziare a lavorare- sì, lo ripeto per cercare di esorcizzare l’espressione-Probabile che ne abbiate sentito parlare: un lavoro nuovo.

Innanzitutto un lavoro. Poi uno nuovo.

cioè, sì, ho lavorato prima

sto scrivendo in pratica un libro di fantascienza

iniziare a lavorare cheppalle oh. Non è meglio lamentarsi di non fare niente per colpa di Renzi?-

Emozioni di quando ti svegli e sai di dover entrare in un ambiente sconosciuto:

iniziare a lavorare
ohia, eccomi paparazzata!

Primo problema: iniziare a lavorare=che cazzo mi metto?

Eh già. Ogni posto ha il suo dresscode e tu, va da sè, non solo lo ignori, ma lo sbaglierai clamorosamente. Nel dubbio qualcuno mi aveva detto: mettiti in tiro che vai sul sicuro. Fagliela vedere subito la tua pellaccia.

Ecco. Sì. Anteprima di me che accetto i consigli PRATICI.iniziare a lavorare

Poi ovviamente finisce che tutti sono in scarpe da tennis e tu sei la figa di legno-
-bello eh. Ma non bellissimo

Secondo problema: iniziare a lavorare=cosa diavolo dovrò fare?

Sì perché effettivamente un’idea vaga ce l’hai, ma è così vaga che sarebbe più facile guidare da neo patentata fino ad Osilo di inverno, la pioggia, la nebbia, l’auto in panne.

-Provare per credere- 

Iniziare a lavorare è più o meno l’incubo di svegliarsi nudi di fronte ad un pubblico di sconosciuti. Solo che è vero. Solo che non sei Bridjet Jones. Non fa ridere cazzo.

Mi sento sperduta come gli agnellini che piangono al macello de “Il silenzio degli innocenti“, ma mica posso darlo a vedere. La regola d’oro è che il tuo terrore viene fiutato dal prossimo, o meglio, cumenti si dizzi a casa mea, si FIAGGA (più grezzo ed efficace, as usual).

Per cui sorrisissimo sotto il rossetto e con nonchalance ci si poggia al muro in attesa delle direttive, qualsiasi, anche solo portami il caffè andrà benone. Ho sempre sognato portare caffè. N’est pas?

Poi pian piano lo capisci che cavolo devi fare con esattezza, ma, di solito, arriva più o meno dopo una valanga di figure di m***a

scusate mi è scappato l’asterisco selvaggio. volevo scrivere MERDA

e di cazziatoni che ti pigliano alle spalle come lo stereotipo del molesto in impermeabile al parco.

Ma tant’è. Il cursus honorum lo fanno tutti. Chi sono io? Figlia della gallina bianca?

Terzo problema: gestire le pause.

Esistono? Quando sono? Sono solo una trappola perversa per cui i nuovi arrivati, cioè te, non possono TASSATIVAMENTE alzare il culo dalla sedia neppure in caso di incendio?

Voglio dire.

Quando gli altri si mettono a fumarsi la sigarettina ballando la zumba, è lecito o no andare a pisciare?

Grandi quesiti per grandi cervelli. Epperò non ci credo che non vi siete trovati in questa situazione kafkiana -che è il modo intellettuale per non dire fantozziano

c’ho la laurea in lettere c’ho

Iniziare a lavorare=tornare a casa con una serie di tic all’occhio

La voglia che poi mi contraddistingue personalmente di cercare con accuratezza i metodi di suicidio preferiti dalle donne su Google appena varcata la soglia di casa,

riprendete fiato

FORSE, e sottolineo il forse, non è la prima cosa che fate pure voi.

Ma mi aspetto che, come minimo, qualcosa del genere la facciate. Non lasciatemi sola in questo intenso lavoro di ricerca per allontanarmi da una realtà in cui ancora non ho capito bene dove stia il cesso.

-Ve prego.-

Sull’argomento ci potrei scrivere un libro. Più d’uno. Sapeste gli scivoloni di stile. Ma non sarebbe… come si dice… SEO friendly.

Immaginatemi solo, gettata in una classe di Heidi francesi che mi chiedono di soffiar loro il naso.

almeno credo. Chi lo parla il francese?

-Io no-

E con questa chicca.

Au revoir.

Roberto Paterlini, senza Mezze-parole o Mezzi-termini.

Roberto Paterlini e il suo personalissimo “leggici perché”

Cominciamo alla grande grandissima questo nostro luogo di ritrovo per autori fighi: sì, vi avevo accennato ad uno scrittore bruno e tenebroso che ama scrivere di morti violente. Gli imprevisti però capitano e, la cosa splendida degli imprevisti sta nel fatto che una Mezza-penna come me, conosca molti scrittori completi. Quello di oggi, bello ma biondo, lo riconoscerete come il vincitore della prima edizione del concorso letterario della Rai “La Giara” -sì, ragazzi, sì, quello che va in televisione ogni anno-.

Roberto Paterlini, già il suo nome suona proprio da scrittore.

Roberto Paterlini, è proprio lui che ci presta la sua voce per raccontarci la sua versione di quello che tutti noi possiamo tranquillamente sognarci di aver scritto -ma che possiamo concretamente trovare nelle librerie e, per chi ha il culo di pietra, su amazon-. Le sue opere hanno dei titoli che ti lasciano immaginare un sacco di cose: il primo è “Il ventiquattrenne più vecchio del mondo“, l’altro è “Cani randagi“. Ma vediamo un po’ di parlarne direttamente con lui, che sa scrivere meglio di me.

Ciao Roberto,

sono sicuramente fiera di aprire la rubrica con te che sei un autore giovane che non solo ha qualcosa da dire, ma lo SA DIRE -cosa che oggi tra gli emergenti non è così diffusa.

Partendo subito dalla prima domanda, un po’ obbligatoria visto il tema di questo spazio: tu che hai scritto e pubblicato due libri– i quali ho amato per motivi diversi, gli stessi che mi hanno portata a preferirne uno all’altro (ma non dirò quale se non sotto tortura)-, puoi svelarci da quale dei due hai preso più soddisfazioni?

Dal momento che il primo di solito non ricordo nemmeno di averlo scritto, direi senza dubbio il secondo. Ma anche al di là della mia scarsa memoria, la pubblicazione del secondo è stata imparagonabile a quella del primo.

Parliamo perciò di “Cani randagi“, il tuo libro di esordio più famoso, che ti ha fatto guadagnare la pubblicazione con la RaiEri e il Premio letterario “La Giara” –non so se mi spiego– Da come hai posto la questione, possiamo dedurre che il motivo per cui lo preferisci coincide con la maggior risonanza che ha avuto la sua pubblicazione? O è più una questione di gusto?
Diciamo che considero il mio primo libro un esperimento giovanile. Lo era. “Cani randagi” era un lavoro più compiuto. Non era certo privo di difetti e oggi lo scriverei in maniera diversa… Però, in tutta sincerità, non penso più all’uno né all’altro, ormai. Sono passati molti anni.
Ci pensano sicuramente i tuoi lettori però. Scripta manent. Spostandoci sulle tematiche invece: è innegabile che esista una costante che attraversa entrambi i libri, cioè il tema dell’omosessualità che è ben presente e ti sta molto a cuore. Lo descrivi molto bene e con estrema concretezza. Pensi che nei tuoi lavori futuri continuerà ad essere quello che Bukowski definisce “il proprio ragno“? Oppure l’esigenza di parlarne si è esaurita anche quella?

Durante le presentazioni di Cani Randagi a questa domanda rispondevo che il libro rappresentava l’inizio di un percorso. Nella prima parte i personaggi sono omosessuali e i temi profondamente legati all’omosessualità, attraverso i momenti storici del confino e dell’AIDS. Nella seconda parte, invece, i personaggi sono ancora omosessuali ma i temi altri, universali: l’amore, l’ossessione, il rimpianto

L’idea era che il processo si sarebbe concluso nei miei successivi lavori, con quello che nella letteratura americana è conosciuto come “romanzo gay post-moderno”, nel quale i personaggi sono mescolati, indifferentemente etero o omosessuali, e la sessualità non è in alcun modo un tema.

A distanza di alcuni anni, posso dire che nei lavori che sto ultimando ci sono sia personaggi eterosessuali che omosessuali. Per alcuni dei personaggi gay l’omosessualità in sé e per sé non è un tema, per altri invece sì: dipende dal contesto, dal loro vissuto

Il punto è che qualsiasi omosessuale ad un certo punto della vita si trova a fare i conti con la propria sessualità. Con se stesso prima, e poi con gli altri. Lo stesso vale per i personaggi. In entrambi i casi, è decisivo il momento in cui li si incontra.

Ci vorrà ancora qualche secolo affinché ci possano essere persone – e quindi personaggi – omosessuali per i quali la questione della sessualità non sia un punto focale durante la loro crescita, sia essa reale o letteraria. Solo allora potrà esserci il vero “romanzo gay post-moderno”. E allora, grazie a Dio, non sentiremo più il bisogno di chiamarlo in quel modo. Sarà un romanzo e basta. Nel frattempo, però, è importante non fare confusione.

Da noi basta che ci sia un personaggio gay affinché l’omosessualità diventi automaticamente il centro o comunque uno dei cardini di un libro. Ma non è così!

Trovo le tue parole sacrosante. E proprio collegandoci al fatto che sia molto facile di fronte alla questione dell’omossessualità, scadere in un eccesso piuttosto che nell’altro, ti chiedo: c’è stato mai un episodio, durante magari le presentazioni, in cui lucidamente ti sei detto “oh cavoli. questo non ha capito per niente il libro, e adesso che gli rispondo?”
 No, per fortuna, non mi è mai capitato. Non che lo ricordi, almeno…
Ah bene! Sei stato fortunato allora. E allora, che cosa speri che pensi il tuo lettore ideale dopo esser arrivato alla fine di Cani randagi?
Oh caspita! Che cosa spero che pensi? Spero che non pensi: “15 euro buttati”. Mi basta quello.
Anche questa mi sembra una risposta piuttosto sensata, che non tutti avrebbero avuto l’onestà di dare. Dato che hai parlato di un percorso verso l’autentico “romanzo gay post-moderno”, volevo chiederti, se ti va, di dirmi qualcosina di più su quello a cui stai lavorando attualmente:
Sono in dirittura d’arrivo – spero! – con due progetti. Il primo è un romanzo, e tratta del rapporto tra un figlio e un padre molto problematico – un criminale. Il secondo invece è una raccolta di racconti concatenati, po’ sulla falsa riga del Ventiquattrenne più vecchio del mondo: letti tutti dovrebbero formare anch’essi un quasi romanzo. Credo che il filo conduttore tra i due sia l’idea del racconto, inteso come narrazione, confessione, psicoterapia o vera e propria narrativa in quanto strumento per aiutarci a sopravvivere.
Benissimo, direi che promettono entrambi molto bene! Aspettiamo la prossima uscita nelle migliori librerie mondiali! Ed eccoti servita l’ultima domanda, la più pregna di accademismo e che sarà in comune a tutti gli autori che ti seguiranno… Ti piace la pasta col tonno??
La pasta col tonno mi piace molto!Ma che cosa vuol dire “pasta col tonno”? Non lo so se la facciamo tutti uguale. A me ad esempio piace con pochissimo pomodoro, una giusta dose di cipolla, peperoncino e tanto prezzemolo! Tu come la fai?

Roberto,

io la faccio col tonno e il burro, ma solo perché sono un po’ pigra. La tua ricetta mi sta facendo salivare. Roberto Paterlini è sempre garanzia di risposte intelligenti: non ci aspettavamo niente di diverso: solo un amante della pasta col tonno poteva scrivere bene così. Non mi resta che ringraziarlo per averci prestato il suo punto di vista: i libri ve li ho segnalati e mi auguro che abbiate capito di doverli mettere nella vostra lista di libri LEGENDA. So che l’avete, ampliatela!

 

Fine dell’estate. Fine delle vacanze. La morte, insomma.

Fine dell’estate, assieme ai The giornalisti.

Fine dell’estate, espressione che suona più o meno così. Fatevi un favore e ascoltatevela un po’

Via,via questo settembre!! (cantava a squarcia gola fissando fuori dalla finestra nel cesso). E la fine delle vacanze, anche quella colpa di qualche film anni ’80?

Nah

Colpa dei soldi, quelli servono sempre se vuoi mangiare -a quanto pare- quindi, anche quando sei terrona o similare, devi tornare a sgobbare -a quanto pare- Le giornate non sono più lunghe e calde, i giovani d’oggi non fanno sedere le vecchiette sui tram…

che disastro. un di-sa-stro

Come sopravvivere al RIENTRO DALLE VACANZE –o fine dell’estate o come diavolo vi pare, sempre brutta roba è-

La terribile piaga del mondo adulto che fa lo stesso numero di vittime dell’AIDS, e se non lo sapevate un pochino ve lo aspettavate.

Oh, i sintomi sono più o meno quelli eh: il COLON IRRITABILE, l’insonnia, il frigo vuoto e lo stomaco pure… quello sguardo perso nel nulla cosmico che spesso non è altro che il preludio a pianti isterici con gelato annesso.

-Tipo-

Ho scritto come sopravvivere dalle vacanze MA, è una domanda assolutamente nosense perché la depressione post-summer (inglese più latino oh yeah) non la si può evitare.

Se siete come me in piena botta da fine dell’estate

Beh. A parte entrare in loop con i The giornalisti e vi consiglio di lasciar perdere se non volete poi cominciare a tornare indietro nel tempo con tanto di spalline cucite sotto la giacca… cleenex ne avete?

NO?!

Eh ma allora siete i soliti sprovveduti! Perché la vera soluzione alla tristezza letale da rientro ce la dà il nostro amico luminoso qua

fine estate
sono una MASTER di PAINT e dell’a capo oooh yeah

Per quelli che poi, come la sottoscritta, abbandonano la terra natia per spostarsi in luoghi demmerda AMENI, dove splende il sole (mai) e il cielo è sgombro (mai), il passaggio si fa vagamente più traumatico.

ma vagamente. Qualcuno dovrà pagarci una terapia seria a riguardo, altro che continuità territoriale

Lo so. Voi siete ancora fermi alle parole “fine dell’estate”

State sfogliando la galleria dei vostri culi abbronzati in spiaggia e dei paninazzi ai calamari fritti pigliati in viaggio.

-Bravi. Bella mossa-
occhi lucidi modeon
Ragazzi, i cleenex o non se ne fa niente

E ora devo pure lasciarvi che ho una vita sociale (NO)

-cioè ho un’urgenza letale di andare ad ammazzarmi di cioccolata e Real time-
– se avete problemi con Real time…beh…avete problemi.-

Aprire un blog da zero? Si. Può. FARE!

Aprire un blog,

-aprire un blog… mmm… sì. Pronti prontissimi...-

Di solito, è una scelta compiuta perché pensi di avere qualcosa da dire.
Occhio, che pensi è la parola chiave del giorno.Sì perché in te -in me- si agita una media adolescente che si masturbava con i cultissimi myspace e blogger, magici contenitori dei suoi pensieri magici. Insomma, quell’essere di puro egocentrismo e brufoli che buttava giù manoscritti interi di considerazioni ormonali che venivano puntualmente –esclusivamente– letti dai suoi quattro amici sfigati e nerd.
Ecco, nella sezione attualità, spoiler:

quella ragazzina non è morta

Anzi. Direi che è impossibile da uccidere e che ritornerà come le peggiori e le migliori cose della vita – vedi le saghe infinite di horror tipo venerdì 13 e Halloween.

Quando ho deciso di APRIRE UN BLOG

è stato con la candida presunzione di avere una quantità industriale di robe interessantISSIME.

Però.
Così come si dice che “la mamma degli idioti è sempre incinta“, sai com’è, quella dei pensieri brillanti pare un po’ stitica. Per cui,

quando ho deciso di creare un blog

alla veneranda FLORIDA età di ventisette anni, mi sono ritrovata all’incirca in questa situazione qua:

aprire un blog
SE MI CLICKI MI INGRANDISCO PURE

Se poi sei pure animata da intenti suicidi tipo “perché non farlo diventare un buon biglietto da visita?”, allora sono cazzi affari tuoi.
Non è vero che la terza guerra mondiale non scoppierà mai. Sappiate che è iniziata qua, di fronte a un pc lenovo qualsiasi, con me che tiro bombe all’idrogeno ad un indifferentissimo WordPress, con a fianco una bibbia fordummiesWordPress la guida completa. Creare blog e siti professionali di Bonaventura di Bello

Utile?

Beh, se sono riuscita a dare un aspetto a questo luogo virtuale non è solo perché so leggereed è tutto da dimostrare– ma anche perché sono testi abbastanza utili per chi si cimenta nell’incredibile pianeta digitale.
Dentro il quale mi muovo impacciata come un’ immigrata clandestina. Mi auguro che il Salvini dei blog non mi dia la caccia: giuro che non rubo il vostro lavoro, non stupro i vostri uomini e non indosso burkini. Giuro. Detto questo.

Ho fatto amicizia con termini quali “Piano editoriale” – e per questo devo ringraziare che gli ignoranti come me possano imparare da degli specie di guru tipo il Dio onnipotente che ha creato Penna blu, ma anche incantevoli donzelle che ne sanno molto più di me come Serena Bianca de Matteis

Loro non lo sanno, ma li spio con devozione e così dovreste fare voi. Se ho risposto alla domanda che Daniele Imperi fa nel suo post?

Cioè: che cosa volete sapere da uno scrittore?

No. Non ho risposto. Io gli scrittori li intervisto. Per il resto, ditemi vobis: io intanto vado in autonomia coi POSTIT.

Ho capito poi che aprire un blog ha anche a che vedere con una brutta bestia chiamata SEO

Che è una specie di ingegneria spaziale fatta di ingranaggi simpatici e insondabili che io, ovviamente, non so utilizzare. Qualcosa di cui tutti parlano con estrema competenza mischiando l’italiano con l’informatichese. Oh, ci si prova eh. Se ci ho provato io c’è speranza che pure una scimmia… -altra bibbia fordummies consigliata -. Se poi vi siete messi con WordPress -bravi voi, brava me- c’è un plugin, sì ho detto plugin, micidiale: Yoast SEO, che è fatto come i semafori. Amate i semafori? Amate anche Yoast SEO.

E quindi ho aperto un sito. Dentro il sito c’è un blog. E dentro il blog…

(potrei andare avanti così all’infinito come con questo motivetto qua, l’evergreen Ci vuole un fiore)

(ma non andrò avanti all’infinito, tranquilli. Andate in pace)

BENVENUTI, WELCOME, BIENVENUS -e ho esaurito le lingue-

BENVENUTI

Benvenuti (ISSIMI)

EHI CIAO e BENVENUTI su Mezza-penna, blog che vi ha un po’ scassato le palle in quest’ultima settimana!

Si comincia (quasi). Non mi mollate, portate pazienza qualche giorno che -come si suol dire- è TUTTO CALCOLATO.

-no per davvero oh-

Che cosa vi dovete aspettare? Un bel po’ di roba:

vedere nuovi posti tipo questo:

bevenuti
minchia SEMBRA pure un posto figo. SEMBRA

Gente bella che ha scritto roba ancora più bella e che ce ne parla, ce ne racconta, ce ne dice… e chi è? Non ve lo dico. Vi anticipo solamente che ha la barba, i capelli lunghi raccolti e nei suoi libri ci sono un sacco di pazzi e morti ammazzati male. Spero sia abbastanza.

Musica -tanta, triste- disegni di morte e distruzione coi sorrisi paralizzati sulle facce, una lettura per chi è curioso sugli autori francesi contemporanei (non quelli morti che si studiano al liceo)

Il mese di ottobre, insomma, a partire dal 7 -che è un venerdì, siamo tutti più stanchi e disposti a starcene al pc- sarà ricco di fantastiglioserie. Sì, ho usato questo termine.

Non ve le perdete, mi pare chiaro.

 

2017: anno nuovo, nuovi propositi, solita Mmer

2017, che propostone invitanti ci serve sul piatto?

2017

Sarà che sono superstiziosa –un fastidioso rimasuglio degli anni di catechismo estremo– ma a me, già che c’ha il numero 17 alla fine suona male.

Tanto male.

Ma vabè, non giudichiamo gli anni dall’aspetto

ha senso quello che ho appena scritto?

boh

Come ogni inizio d’anno, una volta sopravvissuti all’imbarazzo del Capodanno fatto di ex che si presentano col nuovo fidanzato vegano, di ex che vogliono tornare fidanzati, di ex che si ubriacano e mandano messaggi stracciapalle al numero sbagliato

o, in alternativa, di seratone passate ad annoiarsi fingendo di divertirsi PROPRIO TANTO TANTISSIMO MAPPERO PASSAMI LA VODKA ORA

Insomma, sì, come ogni inizio d’anno che si rispetti, cominciamo con i buoni propositi. E con gli oroscopi che già ci aiutano a dire che sarà una merda.

2017: to do list.

2017, anno promettente almeno per la prima settimana di gennaio, ci piglia bene con le sue “cose da fare“.

  1. perdere quei 10 chili messi su
  2. iscriversi in palestra
  3. mollare il coglione di turno
  4. essere più positivi
  5. divertirsi al lavoro
  6. risparmiare soldi per un viaggio
  7. smettere di fumare

Allora, le ho dette tutte le stronzate di ogni anno? 

Mi pare di sì… forse esiste qualche aggiunta tipo “leggere di più” o “guardare meno netflix”.

Ma tant’è.

La mia personale variazione sul tema include i seguenti punti:

  1. Non uccidere bambini francesi
  2. Pubblicare un best seller
  3. Aggiustare il mio fisico da ottantenne

Quanti di questi punti riuscirò a depennare? 

Ma nessuno, ovviamente.

Però è bello comunque aver fatto una lista. Io ne ho parecchie, tipo quella delle “cose che comprerò quando avrò uno stipendio decente” -in cima se la giocano un puffletto e un gameboy-

Poi, la cosa bella delle liste è che non le seguirai mai. Però che figata cominciare a scriverle.

2017 ci porterà meno morti e più pace nel mondo?

Ne dubito. Poi, oh, sarò io la solita disfattista –caratteristica ereditata da anni di sciagure e sfighe improbabili

La sola certezza è che più passa il tempo, meno gente ti rimane e, meno gente ti rimane, meno te ne muore sotto le feste.

Un’interessantissima prospettiva alla quale nessuno, perché sano di mente, aveva ancora pensato.

Siete già andati a frugare sull’Internazionale per vedere cosa vi attende in questi nuovi fantastici 12 mesi? Io, non ci penso proprio per niente. Anche perché, il signor Brezsny dice sempre un sacco di stronzate quando si tratta dello scorpione.

Sono scorpione. Ora lo sapete e potete sputtanarmi con presagi di sventure nei commenti.