La bambina ovunque: Indiana Jones alla ricerca dell’istinto paterno perduto

Siamo a Milano. Stefano Sgambati mi offre un bicchiere di acqua frizzante perché non posso bere vino. Lui sì. Sta per uscire La bambina ovunque. Mi promette di mandarmelo prima che esca, così. Uno di quei privilegi che esistono tra autori e quasi scrittori-che sarei io-. Mi parla della copertina, una cosa che gli piace tanto davvero. Mi parla di come ha partorito tutto questo.

Partorito. Che è un po’ la parola chiave di tutto.

La bambina ovunque è ovunque, tranne che sul mio comodino

Aspetto e poi aspetto e –indovinate-aspetto ancora. Ma questo benedetto file non giunge mai. Poi ci si mette in mezzo la vita, l’appendicite, l’estate, le cose da fare e le cose da scrivere. Il libro esce per Mondadori e fa il giro dell’Italia, tra presentazioni e recensioni. Una specie di bomba.

E a me arrivano solo i pezzi addosso di un libro che devo leggere. Lo so, lo leggerò. Deve solo arrivare quel momento in cui tutte le congiunture astrali si mettono in linea e dicono: passa la carta nel bancomat e portatelo a casa.

Come vedrete dal mirabile autoritratto, La bambina ovunque ha invaso anche casa mia

Finalmente, aggiungo. Per tirar dritto diciamo subito che mi è piaciuto molto. Un inizio di recensione un po’ superficiale, ma è anche la cosa più importante da cui partire.

E, a seguire: perché mi è piaciuto? Perché mi ha fatto sentire a disagio dalla pagina numero uno sino all’ultima. 

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Innanzitutto vorrei fare un applauso alla Signora Sgambati

Per aver raccolto questo derelitto di scrittore, di marito, di padre, che in molti frangenti si è dimostrato esser un buon allenamento per fare i genitori -il primo bambino durante la gravidanza, è stato proprio l’autore-

Per non averlo ucciso arrivata a pagina 16

Perché io lo avrei fatto. E sono rimasta talmente urtata da una frase, da averla persino immortalata:

andiamo, donne di tutto il mondo, diciamolo. Vogliamo essere noi, solo noi. Ed esser immortalate in un’opera d’arte come le più fighe della storia.

Detto questo: la maggioranza applaude perché si parla di figliare dal punto di vista di un padre

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Che è una cosa tecnicamente esatta ed anche apprezzabile, senza dubbio. Ma io voglio dire una cosa in più: non è che questo libro mi sia piaciuto perché, per principio, era ora che qualcuno parlasse del diventare padre in prima persona. Non è una tacca da appuntare nell’agenda del movimento dei babbi di tutto il mondo.

No. E’ che, si può dire, io mi sento come Sgambati. Al punto da poterci creare un hashtag apposito: #iosonostefanosgambati

Straordinario: una donna che ha il terrore di avere figli

Esistiamo. Ci muoviamo senza dire una parola di fronte alle vetrine di carrozzine. Compriamo vestitini solo per i bambini degli altri e controlliamo ogni mese di esser puntuali puntalissime.

Quando ho letto Stefano Sgambati –perché, più che leggere La bambina ovunque, io ho letto, inevitabilmente, della sua storiail mio utero ha iniziato ad applaudire. A fare il tifo per un’improvvisa fuga in Papuasia del protagonista –scusami, Signora Sgambati, scusami davvero, mi propongo per tenervi la bimba nei giorni dispari del mese

Perché, c’è stato un terribile periodo in cui ho creduto di esser incinta in un momento sbagliatissimo. In cui ero senza soldi, senza lavoro, senza prospettive ed ero persino radioattiva-i falsi positivi esistono? Tutti dicono di no, ma io sono sempre la prova evidente che le statistiche sono spiritose– E quello che più mi è stato proposto nei numerosi incontri con ambulatori e compagnia era un sensibilissimo messaggio implicito: ma da donna, davvero vuoi perderti questa fantastica occasione di maternità?

Sì. 

Ed è una cosa che si replica in tante tantissime occasioni in cui chiedono: ma figli? Ma perché no? Ma cambierai idea. 

Oppure no?

Ecco, leggendo La bambina ovunque in qualche modo, mi sono sentita finalmente compresa. Sgambati lo dice bene: non è che un essere umano –a sto punto, uomo o donna che sia- in quanto dotato di un organo riproduttivo, desideri effettivamente riprodursi. Un essere umano -che sia uomo o donna- ha anche la possibilità di ragionarci sopra e pensare che non ci sia poi così tutta sta naturalezza. Insomma, fare un bambino non è come pisciare.

E poi, la parte migliore di tutte: lui ce la fa

Perché, per quanto ci abbia provato a convincermi di esser un inetto, io ho capito tutta un’altra cosa: anche gli ipercritici, ipocondriaci, cinico-egocentrici, possono essere genitori.

La paura, i timori, la razionalità e lo straniamento sono cose che fanno parte dello stesso processo. E la sincerità con cui affronta i limiti di una persona che cerca disperatamente l’interruttore “superpadredell’anno” è disarmante.

E per questo, è possibile che la bambina, la bambina ovunque, che ovunque non è ma si trova banalmente in una casa, protetta da due genitori come tanti, sia felice. Siano tutti felici, ragionevolmente.

Almeno credo. Almeno voglio crederci. Perché, come ha scritto meglio lui, lo stare insieme è una questione di scelte. Di impegno. E qualcosa del genere dovrà esser anche crescere un altro esser umano.

Chapeaux.

Sgambati, anti-eroe delle mamme pancine.

#iosonostefanosgambati.

Tutto male finché dura: Zardi ce l’ha fatta di nuovo a strapparmi alla mia giornata

Vi ricordate quando sono stata a quella serata dove scrittori bravissimi leggevano cose bellissime? –qui, per dirvi-. Un episodio in cui avevo comprato il libro per la Feltrinelli, di Paolo Zardi: Tutto male finché dura.

Benissimo. Quel giorno l’ho preso, me lo sono fatta autografare con dedica. Mi sono fermata lì? No. L’ho letto. Nel giro di pochissimo tempo.

Tutto male finchè dura: appena comprato, ero già a pagina 26

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Un fenomeno strano a pensarci: com’è possibile che, cinque secondi dopo aver ritirato lo scontrino, fossi già arrivata così avanti? E’ l’effetto Paolo Zardi. Impossibile resistere.

E’ tipo quando ti trovi di fronte a un all you can eat: non sai come, non sai quando, ma hai già accumulato venti giri di primo-secondo-dolce in due secondi.

Sei pieno. Ma non ti fermerai. 

Una famiglia particolare

Mi sono trovata dentro una casa con due sorelle, un’artista e una geniale, con una mamma normalmente incasinata. Alla ricerca di una relazione che la possa liberare dal fantasma del primo marito.

Primo marito di cui nessuna donna può davvero liberarsi, perché è adorabilmente un casino. Anche questo uomo di Zardi, come spesso mi è già accaduto leggendo i suoi romanzi, è formalmente un disastro.

Non gli affiderei un cactus in mezzo al deserto.

Però gli regalarei senz’appello il mio cuore.

Finendo misera come Marta

La moglie che cresce su due figliole davvero eccezionali. Perché, una normale adolescente e una normale ragazzina, non potevano nascere da un padre che aiuta a fabbricare bombe e si inserisce con scioltezza nelle chat erotiche.

Ho seminato abbastanza indizzi per stimolare la noia quotidiana?

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Tutto male finché dura mi dà speranza

Perché è una di quelle storie in cui sai che può solo finire male –forse anche peggio di come stai pensando– ma, in fondo, tutti ce la fanno. Sono tutti in gamba, anche quando toccano il fondo.

Quindi, se la cavano. Senza soldi, ricercati, con la minaccia di morte e della galera. Se la cavano anche quando un padre è disposto a rubare i soldi di sua figlia.

Cioè: la cosa incredibile è che non ce la fai proprio a giudicare. Non ce la fai a incazzarti. Non riesci neppure ad avere paura.

Perché, non sai come, non sai perché, ma sai che non può essere una sconfitta reale. Ma ci si rialza. 

Anche senza gambe.

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Quindi: Zardi, grazie

Insomma, c’è sempre bisogno di quel libro che ti mette davanti situazioni sempre più impossibili, e che poi te ne tirano fuori. Sembra così che, quando ti alzi il lunedì mattina, le pratiche da sbrigare, la routine, qualsiasi cosa… si possa prendere col sorriso.

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La congiura: un libro che dovrebbe essere una di quelle serie alla Xeena ed Hercules

Questa volta, per la fantastica categoria “il calendario dei libri”, voglio stupirvi. Esattamente come mi sono stupita io quando, contro la mia natura, ho aperto un libro dall’ambientazione storica. Il titolo è ” La congiura “, l’autrice è Federica Introna, la casa editrice, Newton Compton.

Quando ho letto le parole “romanzo storico“, mi è venuto subito un dolore metaforico in quella parte della mia anima che ha studiato lettere. Ho reagito con una specie di riflesso automatico. Uno scatto spirituale avverso a tutte quelle storie piazzate in un’epoca antica e lontana.

Voglio dire: cosa ne può sapere una persona, per davvero, di come si viveva nell’Antica Roma? Ma, ancora più importante, com’è possibile coinvolgere un lettore del ventunesimo secolo, in una vicenda dove non sono coinvolti i social e gli smartphone?

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La congiura: colpo di scena

Ma Federica Introna sa il fatto suo: filologa barese e appassionata di storia, non è certo una che apre world e butta giù le prime due stronzate che ha raccolto durante la giornata passata tra i libri.

No. Federica Introna ha fatto una roba che non mi succedeva da un po’: ha sospeso la mia incredulità. Ha proprio spento il mio scetticismo e mi ha riportata indietro.

E non indietro solo ai tempi degli eserciti latini, con imperatori pazzi e liberti ambiziosi. Indietro anche dentro la mia storia personale. Leggendo ” La congiura “, infatti, la ragazzina al quale batteva il cuore guardando “Il gladiatore”, è tornata in vita.

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Intrighi, tradimenti e sfrenate passioni

Così recitava la sigla di Xeena. Una serie tv che, ammettiamolo con tranquillità, è piaciuta un casino a tutti. Come resistere ad una donna con le palle e la frangetta, che si scopa uomini di spicco e, in più, non sta a casa a fare la calza?

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Ve lo dico io: non si può.

Così come non si può fare a meno di immedesimarsi con l’eroina de ” La congiura “, Epicari. Una che avrebbe serenamente potuto procedere con la sua vita di bella donna e che invece, niente po po di meno, decide di organizzare una congiura contro Nerone.

Sì, Nerone. L’imperatore

Ci siamo capiti?

Da questi presupposti, immaginate come si va avanti: tra tresche, amori veri, nobili principi e sacrifici, il libro si mangia legge da solo.  E subito non è più importante che Epicari non si spari un selfie con il generale dell’esercito, con il completino sexy da liberta.

Ventunesimo secolo? No grazie

Sticazzi se le persone muoiono in guerra senza che finisca rimbalzato su facebook. O se l’imperatore governa senza neppure aver rilasciato una dichiarazione su twitter.

Ogni cosa è incredibilmente realistica, come se io potessi realmente essere una liberta imprigionata perché dissidente politica. Come se, davvero, mi stesse così a cuore la causa romana, da tifare per tutti i congiurati.

Dunque, fate una bella cosa: mollate la borsetta e il borsello, indossate i vostri scudi e immergetevi in questo romanzo storico. Perché, contrariamente ad ogni pregiudizio, non è sinonimo di palla mortale.

Ma di: spegni netflix che c’ho da leggere.

 

A spasso per la Milano di carta di Michele Turazzi. Una mappa tutta letteraria

Una cosa bella di avere un proprio blog, è che ogni tanto, puoi contribuire a diffondere qualcosa di bello. La condivisione, come principio, non è così malvagia. A parte quando ci si intasa a vicenda con commenti politici –ciò è male, molto male-. In questo caso invece, voglio fare un favore al mondo e parlarvi del libro di Michele Turazzi, Milano di carta. La casa editrice è Il Palindromo.

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Il Perturbante. Il data analyst di Giuseppe Imbrogno

A rieccoci qui. Mese di novembre quasi finito. Tutti sopravvissuti. Soprattutto perché sono riuscita a leggere un libro. Uno di quelli che vale la pena recensire. Stiamo parlando de ” Il Perturbante “.

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Una più del diavolo, la sa Lorenzo Vargas

Una più del diavolo, un altro libro fantastico di Las Vegas edizioni.

Una più del diavolo” è un romanzo che fa ridere. Grazie a te, Lorenzo Vargas (finalista di Masterpiece, ce ne rendiamo conto? Pure in tv c’è finito). Lui che si presenta così. Dietro gli occhiali probabilmente, dorme.

una più del diavolo

Lorenzo Vargas sembra Gesù, ma non gli interessa tanto il figlio…

quanto il padre. DIO, visto dagli occhi di un essere umano qualsiasi, alias Giovanni Archei. “Una più del diavolo”, in stile Dogma, scherza eccome sull’apocalisse. Tutti hanno un lavoro, anche il diavolo.

Sì. Se lui decide di scomparire, che cosa succede a tutto il cosmo? Ve lo siete mai chiesti?

Una più del diavolo: ce lo racconta Vargas.

E ce lo racconta facendoci ridere un sacco. Gli angeli che sono inetti e parlano strano. La burocrazia infernale che neppure Dylan Dog quando fa una delle sue capatine. Dante Alighieri trasformato in un turista al pari del protagonista (ci stiamo paragonando alla Divina Commedia? Facciamo pure bene)

(ma fa molto più ridere)

Una più del diavolo, insomma è credibile.

Quando ha cominciato a parlarmi di elezione divina, ali, battaglie tra il bene e il male, devo dire la verità: mi sono sentita intrappolata in una brutta storia.

E invece?

Invece sono anch’io Giovanni Archei, eroe improbabile concentrato solo a trovare le parole per la sua musica, stalkerato pesantemente dalla sua fidanzata e dalla parolaccia facile.

Tifo per lui. E finisco per crederci pure io, come lui, dopo mille reticenze, che Dio esiste. Che Dio è incazzato nero. Che qualcuno deve fare qualcosa -qualsiasi cosa, persino giostrarsi con armi celestiali-

Una più del diavolo: da leggere?

Da leggere e da comprare. Soprattutto se siete cristiani. Ma anche se non lo siete.

Soprattutto, insomma, leggetelo. Ogni tanto è bello sedersi e aprire un libro davvero divertente.

Il cosmo secondo Agnetha: ecco il libro di aprile (anche se è il primo maggio)

Il cosmo secondo Agnetha, scritto da Daniele Vecchiotti, il quale vorrei assolutamente invitare al cinema (perchè il cinema?? se leggete

Il cosmo secondo Agnetha, allora lo scoprirete. E vi farete pure una risata).

Non ci giro troppo attorno come faccio di solito. Basta coi misteri. Mi è piaciuto questo libro? 

Sì.

Quanto?

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grazie mille alla Crudelia Demon versione Real Time

Il cosmo d’Agnetha è un libro che ti tira dentro già dalla copertina, in un mondo bellissimo.

Camere abitate da gay in jeggins con la proboscide dell’aspirapolvere tra le mani.

il cosmo secondo agnetha
cioè, per intenderci, something like that

Ok. Non vogliamo giudicare un libro dalla copertina. Ci stiamo. Fingiamo di non essere attirati dalla tappezzeria pacchiana.

Il cosmo secondo Agnetha ha una serie di assi nella manica che, quando ho iniziato a leggere, ho gridato al miracolo.

Cosa ci ho trovato dentro? 

  • Gli Abba.
  • Uno scrittore frustrato.
  • Pornografia gay.
  • Romanzetti rosa.

Il tutto tenuto su da una spietata ironia che a me, lo dico chiaramente, fa sempre battere il cuore. Daniele Vecchiottia discapito del suo cognome– è un autore fresco, non solo emergente.

Questa seconda ristampa del suo libro per Las Vegas edizioni dateci un’occhiata e seguitela, perché è una casa editrice che fa solo libri belli, fatti da gente bellissima– non è solo scritta con uno stile implacabilecosa intendo per implacabile? Che non ha i peli sulla lingua– ma ha anche una trama convincente che ti tiene attaccato ai capitoli, uno dopo l’altro.

Il cosmo secondo Agnetha bisogna esplorarlo assieme al protagonista.

Tipo astronauti, camminiamo piano piano in mezzo ad ammucchiate tra i cespugli, serate a tema su cantati idolo dei gay. Se scaviamo bene vediamo che si parla di sessualitàche cos’è? Esiste? Ci mettiamo troppe etichette sulla questione?-. Si parla dell’essere artistaè possibile o è solo una grande truffa?-. Si parla dell’incapacità di instaurare relazioni sensatene sapete qualcosa? Faccio coming out: io sono stata colpita e affondata

Il cosmo d’Agnetha, insomma, non è fatto solo di paillettes e Aids. Vi aspettavate l’ennesimo libro sui gay con lacrime e pregiudizi morali? 

No. Grazie a Dio. 

Il cosmo secondo Agnetha: da far leggere agli omofobi.

Magari imparano qualcosa. Impossibile infatti non caderci dentro con tutte le scarpe e pensare di sperimentare “the dark side of the moon”.

Questo libro è per te, che ascolti cento volte “The winner takes it all” di nascosto con le cuffieche manco Clay Jensen di 13 reasons why– e però ti piacciono le donne.

Per te –per me– che scrivi sul tuo pc ogni santo giorno articoli sulle melanzane per lavoro e invece vorresti vincere il Premio Calvino.

Un libro che è per te, lettore di cose divertenti dalla mentalità aperta. 

Non c’avete la scusa che costa troppo, perché non costa troppo. Poi mi andate a comprare l’ultimo di Moccia.

Cioè, fatelo. Ma comprate pure Il cosmo secondo Agnetha. Perché, ok la capatina al Mc Donald, ma anche una bella mangiata al ristorante ogni tanto…

 

Vietato leggere all’inferno: promesse di recensioni importanti

Vietato leggere all’inferno: droga, sesso e 15rock’n roll…e…LIBRI.

Vietato leggere all’inferno è…

No. Premessa.

Avete presente quando cominci a leggere un libro col terrore che ti farà cagare?

Ecco.

Si chiama razzismo. Perché, io sono tra i peggiori lettori esistenti. Quelli pregiudiziali. Quelli che

“mi piacciono gli emergenti MA…”

  1. Se non hanno pubblicato con la Neo, non me li filo di striscio.
  2. Se me li propongono delle riviste, storco già il naso.
  3. Se escono solo in ebook, è sicuro che sono dei falliti. Si-cu-ro.

Ecco. Questo si chiama razzismo. Quello bello, quello tra intellettuali. E perché tutta questa premessona?

Vietato leggere all’inferno: Roberto Gerilli prende a calci gli intellettuali razzisti.

Tipo me, che mi sono messa buona buona, seduta col suo libro nel Kindle e…

CIAO MONDO.

Dialoghi pazzeschi, personaggi da serie tv americane (quelle uscite bene bene bene). Una distopia che però non ti martella la coscienza con messaggi morali pesanti quanto la pizza 4 formaggi e patateè possibile? sì, scrittori di distopie di tutto il mondo, è possibile

Nessun “occhio che, se continui a smanettare su internet, il mondo andrà a puttane OCCHIOH”

Vietato leggere all’inferno: perché non lo trovo in libreria?

Ma di che cosa parla?

Vietato leggere all’inferno racconta di un futuro che è il sogno di tutti gli studenti delle medie che devono esser interrogati su Pascoli: un mondo in cui è illegale leggere.

Promessi sposi? Al rogo! – sento le urla di orgasmo

E quindi chi legge? Drogato. Che idea eh?

vietato leggere all'inferno
spacciatori di libri che se li clicchi si ingrandiscono

Poi aggiungici milionarie idealiste col pallino di aprire case editrici e rivoluzioni.

Poi mettici un paio di tette assassine che stanno sul corpo di una killer lesbica.

Poi mischia tutto con un “libromane” svogliato, dal fascino inspiegabile -uno sfigato di quelli che ti fanno innamorare delle cause perse-.

Una trama che è piena di colpi di scena che incredibilmente funzionano senza farti dire: ok, questa l’avevo fiutata da pagina uno e l’hanno già fatto in millemilioni di libri. Insomma…

Vietato leggere all’inferno: una ricetta SFIZIOSA.

Uno di quei piatti strambi, che non avresti detto mai che poteva piacerti, pure un sacco, come quando mi hanno fatto assaggiare -UDITE UDITE- gli spaghetti burro e ketchup e…

mi sono piaciuti TANTO.

Poi però la finisco che, secondo me, da qualche parte, in una stanzetta piccolina col wi-fi, c’è Roberto –il nostro super autore ceh abbiamo già incontrato QUI– con la testa che sta esplodendo dall’ego. Fa bene, perché fare un libro intelligente e pure spiritoso è un’operazione che non sempre riesce.

MA.

Non nutriamolo troppo questo autore, che sennò poi… BOOM. Vi ho convinti? E se vi dicessi che è pure gratis, ci credereste? Trovate tutto su Speechless magazine che è pure una rivista proprio figa -GRAZIE Alessandra Zengo, GRAZIE-. Cioè, guardate anche solo le illustrazioni cazzo. Così, giusto per dirne una.

Ceeeeo.

Grande Nudo, Grande Libro, Grande Gianni, Grande Recensione

Grande Nudo: ci vuole una grande penna per un grande libro.

Grande Nudo: la parola chiave mi pare sia GRANDE.

le dimensioni non sono importanti

E così vi ho già dato un GRANDE aiutino per capire la mia opinione sul libro. Il calendario del 2017 si apre alla GRANDE

ok… forse devo diminuire le ripetizioni, ma ci stavo pure prendendo gusto– –nel senso che potrei continuare così per tutto il post

Questa è una recensione sentita sentitissima: per cui sentitela bene assieme a questa canzone in sottofondo.

Di che parliamo quando parliamo di Grande Nudo:

Beh, innanzitutto potete dare una sbirciatina qui, dove ci siamo io e il Tetti che chiacchieriamo e fingiamo di fare un’intervista seria.

Scoprirete che Grande Nudo è uscito lo scorso mese, è l’ultimo figlio di Gianni Tetti e la sua musa, e che voi quindi siete già in ritardo sugli acquisti intelligenti del 2017.

Però.

Il bello di questo vostro ritardo è che è RIMEDIABILE.

Grande Nudo: è il titolo di un porno? è il titolo del prossimo film di Sorrentino?

No. Niente di tutto ciò.

Grande Nudo è innanzitutto un libro che vi piglia a colpi nello stomaco senza pensare troppo al vostro respiro corto. È quel dolore che vi fa stare da Dio, tipo quando vi fate la famosa croce con le unghie su una puntura di zanzara.

È quella storia che avete letto tutti i giorni sul quotidiano locale, ma scritta bene. Quel film di Tarantino che vi schizza sangue addosso, senza sporcarvi. Quel raptus che vi fa sognare un intero cortometraggio di voi che picchiate a morte chi vi ha girato le balle, evitando la prigione.

Grande Nudo è la trama sui vicini di casa troppo educati che scopano a voce bassa solo la domenica pomeriggio. Ci sono disoccupati che si prostituiscono, si innamorano, si ammazzano – un Pretty Woman senza lieto fine Star della tv coperte di lattex e vergogna. Nostalgici di cani ed esplosioni di epidemie dagli occhi gialli.

Apocalisse, Cannibalismo, Sesso.

Tre succosi ingredienti che riscaldano le budella in questo gelo invernale. Sono quasi 700 pagineche ti spaventano come al liceo quando prendevi in mano il vocabolario per le versioni di latinoma non lo sono per davvero.

Grande Nudo è una Bibbia che scorre veloce e che puoi capire senza che un prete te la spieghi. Perché? Perché tutto quello che ci trovi scritto, l’hai già pensato.

e non lo ammetteresti mai

Sta lì il vero fascino delle parole di Gianni: una specie di filastrocca distorta per adulti, che fa appello ad una storia molto antica, quanto noi. E ti dice: siamo animali, solo animali, possiamo lasciarci andare.

Che male c’è?

Ci dice Gianni.

grande nudo
se cliccate scoprirete come intendo io un Gianni Tetti

Grande Nudo: Aristotele e la sua catarsi ci fa una pippa.

Eh sì, perché mentre lo leggi e quando lo finisci, questo libro fa una cosa preziosa –che mica capita sempre ogni volta che apri un libroti libera. Fa tipo il fango che noi ladies ci spargiamo su entrambe le chiappe per ammazzare la cellulite: ti sporca per ripulirti.

Se siete in cerca di  un libro che vi tenga per mano e vi faccia vedere gli arcobaleni. Se avete bisogno del corrispondente di Uomini e Donne formato libro. Se la vostra urgenza è quella di tuffarvi nel mondo di frasi belline.

Lasciate perdere.

Perché Grande Nudo non è un libro carino

Grande Nudo è uno di quelli che io metterei tra i classici.

Perché, l’essere umano che ci ho trovato descritto dentro, non tramonterà mai.

Mal di pietre -ma non di vivere, ché i crepuscolari ci hanno rotto-

Mal di pietre: le nonne sono Gilf

Mal di pietre (nottetempo edizioni) è uno di quei libri che, a vederli così, poggiati sul comodino del compagno di tua madre, non gli daresti -come si dice a casa mia- un citto.

-cioè un “soldo”, suggerisce la traduttrice simultanea-

Milena Agus, cioè lei

mal di pietre
che io trovo assai assai BELLA

Era un’autrice che, nella mia indefinibile ignoranza, non avevo mai sentito nominare. Dico era, non perché sia morta, ma perché poi è capitato, al solito, di scoprire che fosse tipo famosa come Grazia Deledda.

No cioè, davvero, tradotto in mille mila lingue, venduta in altrettanti paesi… COME CAVOLO HO FATTO A PERDERMELA?

Non lo so.

Ma!

Mentre acquisto su Amazon una gatto a nove code per purificare la me stessa che ha studiato per anni lettere senza sapere, infine, un emerito cazzo, mi sono letta…

Mal di pietre: che è un libro che è una figata che è

La storia di una nonna raccontata dalla nipote. E già qui aveva ottenuto tuuutta la mia attenzione, perché, come tuuuutte le persone per bene, ho il fetish per le nonne e le loro vite segrete.

andiamo. Pensate davvero che vostra nonna non sia la persona più yeah che abbiate mai conosciuto? Se lo pensate, non l’avete mai conosciuta

mal di pietre
E questa signora che porta da sora du sacchi della spesa che pesano manco il ciccione Gay di Modern Family… è mia nonna.

-cioè. provate a dirmi se questa donna non nasconde qualcosa-

Chiusa parentesi.

Sta nonnina qua, quella della Agus per intenderci, già dalle prime pagine è un personaggio che fa sembrare qualsiasi adolescente una sorta di nerd senza speranza o vita sociale. Più di quanto non sia nella realtà.

Sta nonna qua fa sesso di quello bello, in cui ti piace a volte esser trattata da zoccola quale sarebbe il termine politicamente corretto per esprimerlo, non mi viene, e perchè poi?– senza dovertene per forza vergognare.

Sta nonna qua ama suo marito ma anche il suo amante.

Sta nonna qua, ha scoperto cos’è esser emo quando se ti tagliavi le braccia eri solo una da tenere nascosta dentro casa -e non fotografata per la posa di instagram-

Dunque, Mal di pietre, libro che se lo leggi poi fai fatica a guardarti tua nonna come prima, anche se finge demenza senile mentre è intenta a capire le trame de “il segreto” tra una pausa pubblicitaria e l’altra.

La cosa bella di Mal di pietre,

è il suo esser totalmente slegato dal tempo, pur essendo collocato in anni ben connotati, fatti di assassinii, bombe, edifici che ti crollano addosso e così, mettiamocela, la seconda guerra mondiale.

Perché slegato allora?

Perché quella che vedi fare la protagonista non è mica una di quelle donnine che ti aspetteresti da quegli anni lì -grembiule, sveglia all’alba per cucinarti il pane, lavo-stiro-do una passata di scopa-

Nope.

Lettori miei belli, qua si tratta di quelle cose sopraffini che non sempre è facile trovare in un libro ambientato nel passato: quella nonna della seconda guerra mondiale, può essere una donna di adesso. Che ha le passioni di una di Grey’s anatomy, che c’ha le turbe mentali di Ally Mcbeal.

Ci siamo capiti?

Mal di pietre è una di quelle letture che per fortuna mi hanno consigliato.

Dico per fortuna perché –sentite il rumore delle fruste sulla mia schiena? una frustata per ogni anno sprecato dentro l’Università

-snap, snap, snap, snap, snap-

Se quel giorno lì d’ottobre quel pelatone del compagno di mia madre non mi avesse regalato la sua copia –che porta commoventi segni di masticata di cane– io non avrei mai scoperto la vita interiore di una nonna.

Che è pure una gran gnocca.

E niente.

Me l’hanno consigliato e io lo rivendo a voi. Senza guadagnarci niente –claro

Mal di pietre: due pollici alzati.

Ne alzerei pure tre, ma posso solo coinvolgere nel meccanismo gli alluci. Non so se fa lo stesso.

Ajò, andate a pigliarvene una copia. O passate in Francia che vi giro la mia

BAI BAI