Tutto male finché dura: Zardi ce l’ha fatta di nuovo a strapparmi alla mia giornata

Vi ricordate quando sono stata a quella serata dove scrittori bravissimi leggevano cose bellissime? –qui, per dirvi-. Un episodio in cui avevo comprato il libro per la Feltrinelli, di Paolo Zardi: Tutto male finché dura.

Benissimo. Quel giorno l’ho preso, me lo sono fatta autografare con dedica. Mi sono fermata lì? No. L’ho letto. Nel giro di pochissimo tempo.

Tutto male finchè dura: appena comprato, ero già a pagina 26

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Un fenomeno strano a pensarci: com’è possibile che, cinque secondi dopo aver ritirato lo scontrino, fossi già arrivata così avanti? E’ l’effetto Paolo Zardi. Impossibile resistere.

E’ tipo quando ti trovi di fronte a un all you can eat: non sai come, non sai quando, ma hai già accumulato venti giri di primo-secondo-dolce in due secondi.

Sei pieno. Ma non ti fermerai. 

Una famiglia particolare

Mi sono trovata dentro una casa con due sorelle, un’artista e una geniale, con una mamma normalmente incasinata. Alla ricerca di una relazione che la possa liberare dal fantasma del primo marito.

Primo marito di cui nessuna donna può davvero liberarsi, perché è adorabilmente un casino. Anche questo uomo di Zardi, come spesso mi è già accaduto leggendo i suoi romanzi, è formalmente un disastro.

Non gli affiderei un cactus in mezzo al deserto.

Però gli regalarei senz’appello il mio cuore.

Finendo misera come Marta

La moglie che cresce su due figliole davvero eccezionali. Perché, una normale adolescente e una normale ragazzina, non potevano nascere da un padre che aiuta a fabbricare bombe e si inserisce con scioltezza nelle chat erotiche.

Ho seminato abbastanza indizzi per stimolare la noia quotidiana?

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Tutto male finché dura mi dà speranza

Perché è una di quelle storie in cui sai che può solo finire male –forse anche peggio di come stai pensando– ma, in fondo, tutti ce la fanno. Sono tutti in gamba, anche quando toccano il fondo.

Quindi, se la cavano. Senza soldi, ricercati, con la minaccia di morte e della galera. Se la cavano anche quando un padre è disposto a rubare i soldi di sua figlia.

Cioè: la cosa incredibile è che non ce la fai proprio a giudicare. Non ce la fai a incazzarti. Non riesci neppure ad avere paura.

Perché, non sai come, non sai perché, ma sai che non può essere una sconfitta reale. Ma ci si rialza. 

Anche senza gambe.

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Quindi: Zardi, grazie

Insomma, c’è sempre bisogno di quel libro che ti mette davanti situazioni sempre più impossibili, e che poi te ne tirano fuori. Sembra così che, quando ti alzi il lunedì mattina, le pratiche da sbrigare, la routine, qualsiasi cosa… si possa prendere col sorriso.

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La congiura: un libro che dovrebbe essere una di quelle serie alla Xeena ed Hercules

Questa volta, per la fantastica categoria “il calendario dei libri”, voglio stupirvi. Esattamente come mi sono stupita io quando, contro la mia natura, ho aperto un libro dall’ambientazione storica. Il titolo è ” La congiura “, l’autrice è Federica Introna, la casa editrice, Newton Compton.

Quando ho letto le parole “romanzo storico“, mi è venuto subito un dolore metaforico in quella parte della mia anima che ha studiato lettere. Ho reagito con una specie di riflesso automatico. Uno scatto spirituale avverso a tutte quelle storie piazzate in un’epoca antica e lontana.

Voglio dire: cosa ne può sapere una persona, per davvero, di come si viveva nell’Antica Roma? Ma, ancora più importante, com’è possibile coinvolgere un lettore del ventunesimo secolo, in una vicenda dove non sono coinvolti i social e gli smartphone?

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La congiura: colpo di scena

Ma Federica Introna sa il fatto suo: filologa barese e appassionata di storia, non è certo una che apre world e butta giù le prime due stronzate che ha raccolto durante la giornata passata tra i libri.

No. Federica Introna ha fatto una roba che non mi succedeva da un po’: ha sospeso la mia incredulità. Ha proprio spento il mio scetticismo e mi ha riportata indietro.

E non indietro solo ai tempi degli eserciti latini, con imperatori pazzi e liberti ambiziosi. Indietro anche dentro la mia storia personale. Leggendo ” La congiura “, infatti, la ragazzina al quale batteva il cuore guardando “Il gladiatore”, è tornata in vita.

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Intrighi, tradimenti e sfrenate passioni

Così recitava la sigla di Xeena. Una serie tv che, ammettiamolo con tranquillità, è piaciuta un casino a tutti. Come resistere ad una donna con le palle e la frangetta, che si scopa uomini di spicco e, in più, non sta a casa a fare la calza?

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Ve lo dico io: non si può.

Così come non si può fare a meno di immedesimarsi con l’eroina de ” La congiura “, Epicari. Una che avrebbe serenamente potuto procedere con la sua vita di bella donna e che invece, niente po po di meno, decide di organizzare una congiura contro Nerone.

Sì, Nerone. L’imperatore

Ci siamo capiti?

Da questi presupposti, immaginate come si va avanti: tra tresche, amori veri, nobili principi e sacrifici, il libro si mangia legge da solo.  E subito non è più importante che Epicari non si spari un selfie con il generale dell’esercito, con il completino sexy da liberta.

Ventunesimo secolo? No grazie

Sticazzi se le persone muoiono in guerra senza che finisca rimbalzato su facebook. O se l’imperatore governa senza neppure aver rilasciato una dichiarazione su twitter.

Ogni cosa è incredibilmente realistica, come se io potessi realmente essere una liberta imprigionata perché dissidente politica. Come se, davvero, mi stesse così a cuore la causa romana, da tifare per tutti i congiurati.

Dunque, fate una bella cosa: mollate la borsetta e il borsello, indossate i vostri scudi e immergetevi in questo romanzo storico. Perché, contrariamente ad ogni pregiudizio, non è sinonimo di palla mortale.

Ma di: spegni netflix che c’ho da leggere.

 

A spasso per la Milano di carta di Michele Turazzi. Una mappa tutta letteraria

Una cosa bella di avere un proprio blog, è che ogni tanto, puoi contribuire a diffondere qualcosa di bello. La condivisione, come principio, non è così malvagia. A parte quando ci si intasa a vicenda con commenti politici –ciò è male, molto male-. In questo caso invece, voglio fare un favore al mondo e parlarvi del libro di Michele Turazzi, Milano di carta. La casa editrice è Il Palindromo.

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Il Perturbante. Il data analyst di Giuseppe Imbrogno

A rieccoci qui. Mese di novembre quasi finito. Tutti sopravvissuti. Soprattutto perché sono riuscita a leggere un libro. Uno di quelli che vale la pena recensire. Stiamo parlando de ” Il Perturbante “.

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Una più del diavolo, la sa Lorenzo Vargas

Una più del diavolo, un altro libro fantastico di Las Vegas edizioni.

Una più del diavolo” è un romanzo che fa ridere. Grazie a te, Lorenzo Vargas (finalista di Masterpiece, ce ne rendiamo conto? Pure in tv c’è finito). Lui che si presenta così. Dietro gli occhiali probabilmente, dorme.

una più del diavolo

Lorenzo Vargas sembra Gesù, ma non gli interessa tanto il figlio…

quanto il padre. DIO, visto dagli occhi di un essere umano qualsiasi, alias Giovanni Archei. “Una più del diavolo”, in stile Dogma, scherza eccome sull’apocalisse. Tutti hanno un lavoro, anche il diavolo.

Sì. Se lui decide di scomparire, che cosa succede a tutto il cosmo? Ve lo siete mai chiesti?

Una più del diavolo: ce lo racconta Vargas.

E ce lo racconta facendoci ridere un sacco. Gli angeli che sono inetti e parlano strano. La burocrazia infernale che neppure Dylan Dog quando fa una delle sue capatine. Dante Alighieri trasformato in un turista al pari del protagonista (ci stiamo paragonando alla Divina Commedia? Facciamo pure bene)

(ma fa molto più ridere)

Una più del diavolo, insomma è credibile.

Quando ha cominciato a parlarmi di elezione divina, ali, battaglie tra il bene e il male, devo dire la verità: mi sono sentita intrappolata in una brutta storia.

E invece?

Invece sono anch’io Giovanni Archei, eroe improbabile concentrato solo a trovare le parole per la sua musica, stalkerato pesantemente dalla sua fidanzata e dalla parolaccia facile.

Tifo per lui. E finisco per crederci pure io, come lui, dopo mille reticenze, che Dio esiste. Che Dio è incazzato nero. Che qualcuno deve fare qualcosa -qualsiasi cosa, persino giostrarsi con armi celestiali-

Una più del diavolo: da leggere?

Da leggere e da comprare. Soprattutto se siete cristiani. Ma anche se non lo siete.

Soprattutto, insomma, leggetelo. Ogni tanto è bello sedersi e aprire un libro davvero divertente.

Il cosmo secondo Agnetha: ecco il libro di aprile (anche se è il primo maggio)

Il cosmo secondo Agnetha, scritto da Daniele Vecchiotti, il quale vorrei assolutamente invitare al cinema (perchè il cinema?? se leggete

Il cosmo secondo Agnetha, allora lo scoprirete. E vi farete pure una risata).

Non ci giro troppo attorno come faccio di solito. Basta coi misteri. Mi è piaciuto questo libro? 

Sì.

Quanto?

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grazie mille alla Crudelia Demon versione Real Time

Il cosmo d’Agnetha è un libro che ti tira dentro già dalla copertina, in un mondo bellissimo.

Camere abitate da gay in jeggins con la proboscide dell’aspirapolvere tra le mani.

il cosmo secondo agnetha
cioè, per intenderci, something like that

Ok. Non vogliamo giudicare un libro dalla copertina. Ci stiamo. Fingiamo di non essere attirati dalla tappezzeria pacchiana.

Il cosmo secondo Agnetha ha una serie di assi nella manica che, quando ho iniziato a leggere, ho gridato al miracolo.

Cosa ci ho trovato dentro? 

  • Gli Abba.
  • Uno scrittore frustrato.
  • Pornografia gay.
  • Romanzetti rosa.

Il tutto tenuto su da una spietata ironia che a me, lo dico chiaramente, fa sempre battere il cuore. Daniele Vecchiottia discapito del suo cognome– è un autore fresco, non solo emergente.

Questa seconda ristampa del suo libro per Las Vegas edizioni dateci un’occhiata e seguitela, perché è una casa editrice che fa solo libri belli, fatti da gente bellissima– non è solo scritta con uno stile implacabilecosa intendo per implacabile? Che non ha i peli sulla lingua– ma ha anche una trama convincente che ti tiene attaccato ai capitoli, uno dopo l’altro.

Il cosmo secondo Agnetha bisogna esplorarlo assieme al protagonista.

Tipo astronauti, camminiamo piano piano in mezzo ad ammucchiate tra i cespugli, serate a tema su cantati idolo dei gay. Se scaviamo bene vediamo che si parla di sessualitàche cos’è? Esiste? Ci mettiamo troppe etichette sulla questione?-. Si parla dell’essere artistaè possibile o è solo una grande truffa?-. Si parla dell’incapacità di instaurare relazioni sensatene sapete qualcosa? Faccio coming out: io sono stata colpita e affondata

Il cosmo d’Agnetha, insomma, non è fatto solo di paillettes e Aids. Vi aspettavate l’ennesimo libro sui gay con lacrime e pregiudizi morali? 

No. Grazie a Dio. 

Il cosmo secondo Agnetha: da far leggere agli omofobi.

Magari imparano qualcosa. Impossibile infatti non caderci dentro con tutte le scarpe e pensare di sperimentare “the dark side of the moon”.

Questo libro è per te, che ascolti cento volte “The winner takes it all” di nascosto con le cuffieche manco Clay Jensen di 13 reasons why– e però ti piacciono le donne.

Per te –per me– che scrivi sul tuo pc ogni santo giorno articoli sulle melanzane per lavoro e invece vorresti vincere il Premio Calvino.

Un libro che è per te, lettore di cose divertenti dalla mentalità aperta. 

Non c’avete la scusa che costa troppo, perché non costa troppo. Poi mi andate a comprare l’ultimo di Moccia.

Cioè, fatelo. Ma comprate pure Il cosmo secondo Agnetha. Perché, ok la capatina al Mc Donald, ma anche una bella mangiata al ristorante ogni tanto…

 

Vietato leggere all’inferno: promesse di recensioni importanti

Vietato leggere all’inferno: droga, sesso e 15rock’n roll…e…LIBRI.

Vietato leggere all’inferno è…

No. Premessa.

Avete presente quando cominci a leggere un libro col terrore che ti farà cagare?

Ecco.

Si chiama razzismo. Perché, io sono tra i peggiori lettori esistenti. Quelli pregiudiziali. Quelli che

“mi piacciono gli emergenti MA…”

  1. Se non hanno pubblicato con la Neo, non me li filo di striscio.
  2. Se me li propongono delle riviste, storco già il naso.
  3. Se escono solo in ebook, è sicuro che sono dei falliti. Si-cu-ro.

Ecco. Questo si chiama razzismo. Quello bello, quello tra intellettuali. E perché tutta questa premessona?

Vietato leggere all’inferno: Roberto Gerilli prende a calci gli intellettuali razzisti.

Tipo me, che mi sono messa buona buona, seduta col suo libro nel Kindle e…

CIAO MONDO.

Dialoghi pazzeschi, personaggi da serie tv americane (quelle uscite bene bene bene). Una distopia che però non ti martella la coscienza con messaggi morali pesanti quanto la pizza 4 formaggi e patateè possibile? sì, scrittori di distopie di tutto il mondo, è possibile

Nessun “occhio che, se continui a smanettare su internet, il mondo andrà a puttane OCCHIOH”

Vietato leggere all’inferno: perché non lo trovo in libreria?

Ma di che cosa parla?

Vietato leggere all’inferno racconta di un futuro che è il sogno di tutti gli studenti delle medie che devono esser interrogati su Pascoli: un mondo in cui è illegale leggere.

Promessi sposi? Al rogo! – sento le urla di orgasmo

E quindi chi legge? Drogato. Che idea eh?

vietato leggere all'inferno
spacciatori di libri che se li clicchi si ingrandiscono

Poi aggiungici milionarie idealiste col pallino di aprire case editrici e rivoluzioni.

Poi mettici un paio di tette assassine che stanno sul corpo di una killer lesbica.

Poi mischia tutto con un “libromane” svogliato, dal fascino inspiegabile -uno sfigato di quelli che ti fanno innamorare delle cause perse-.

Una trama che è piena di colpi di scena che incredibilmente funzionano senza farti dire: ok, questa l’avevo fiutata da pagina uno e l’hanno già fatto in millemilioni di libri. Insomma…

Vietato leggere all’inferno: una ricetta SFIZIOSA.

Uno di quei piatti strambi, che non avresti detto mai che poteva piacerti, pure un sacco, come quando mi hanno fatto assaggiare -UDITE UDITE- gli spaghetti burro e ketchup e…

mi sono piaciuti TANTO.

Poi però la finisco che, secondo me, da qualche parte, in una stanzetta piccolina col wi-fi, c’è Roberto –il nostro super autore ceh abbiamo già incontrato QUI– con la testa che sta esplodendo dall’ego. Fa bene, perché fare un libro intelligente e pure spiritoso è un’operazione che non sempre riesce.

MA.

Non nutriamolo troppo questo autore, che sennò poi… BOOM. Vi ho convinti? E se vi dicessi che è pure gratis, ci credereste? Trovate tutto su Speechless magazine che è pure una rivista proprio figa -GRAZIE Alessandra Zengo, GRAZIE-. Cioè, guardate anche solo le illustrazioni cazzo. Così, giusto per dirne una.

Ceeeeo.

Grande Nudo, Grande Libro, Grande Gianni, Grande Recensione

Grande Nudo: ci vuole una grande penna per un grande libro.

Grande Nudo: la parola chiave mi pare sia GRANDE.

le dimensioni non sono importanti

E così vi ho già dato un GRANDE aiutino per capire la mia opinione sul libro. Il calendario del 2017 si apre alla GRANDE

ok… forse devo diminuire le ripetizioni, ma ci stavo pure prendendo gusto– –nel senso che potrei continuare così per tutto il post

Questa è una recensione sentita sentitissima: per cui sentitela bene assieme a questa canzone in sottofondo.

Di che parliamo quando parliamo di Grande Nudo:

Beh, innanzitutto potete dare una sbirciatina qui, dove ci siamo io e il Tetti che chiacchieriamo e fingiamo di fare un’intervista seria.

Scoprirete che Grande Nudo è uscito lo scorso mese, è l’ultimo figlio di Gianni Tetti e la sua musa, e che voi quindi siete già in ritardo sugli acquisti intelligenti del 2017.

Però.

Il bello di questo vostro ritardo è che è RIMEDIABILE.

Grande Nudo: è il titolo di un porno? è il titolo del prossimo film di Sorrentino?

No. Niente di tutto ciò.

Grande Nudo è innanzitutto un libro che vi piglia a colpi nello stomaco senza pensare troppo al vostro respiro corto. È quel dolore che vi fa stare da Dio, tipo quando vi fate la famosa croce con le unghie su una puntura di zanzara.

È quella storia che avete letto tutti i giorni sul quotidiano locale, ma scritta bene. Quel film di Tarantino che vi schizza sangue addosso, senza sporcarvi. Quel raptus che vi fa sognare un intero cortometraggio di voi che picchiate a morte chi vi ha girato le balle, evitando la prigione.

Grande Nudo è la trama sui vicini di casa troppo educati che scopano a voce bassa solo la domenica pomeriggio. Ci sono disoccupati che si prostituiscono, si innamorano, si ammazzano – un Pretty Woman senza lieto fine Star della tv coperte di lattex e vergogna. Nostalgici di cani ed esplosioni di epidemie dagli occhi gialli.

Apocalisse, Cannibalismo, Sesso.

Tre succosi ingredienti che riscaldano le budella in questo gelo invernale. Sono quasi 700 pagineche ti spaventano come al liceo quando prendevi in mano il vocabolario per le versioni di latinoma non lo sono per davvero.

Grande Nudo è una Bibbia che scorre veloce e che puoi capire senza che un prete te la spieghi. Perché? Perché tutto quello che ci trovi scritto, l’hai già pensato.

e non lo ammetteresti mai

Sta lì il vero fascino delle parole di Gianni: una specie di filastrocca distorta per adulti, che fa appello ad una storia molto antica, quanto noi. E ti dice: siamo animali, solo animali, possiamo lasciarci andare.

Che male c’è?

Ci dice Gianni.

grande nudo
se cliccate scoprirete come intendo io un Gianni Tetti

Grande Nudo: Aristotele e la sua catarsi ci fa una pippa.

Eh sì, perché mentre lo leggi e quando lo finisci, questo libro fa una cosa preziosa –che mica capita sempre ogni volta che apri un libroti libera. Fa tipo il fango che noi ladies ci spargiamo su entrambe le chiappe per ammazzare la cellulite: ti sporca per ripulirti.

Se siete in cerca di  un libro che vi tenga per mano e vi faccia vedere gli arcobaleni. Se avete bisogno del corrispondente di Uomini e Donne formato libro. Se la vostra urgenza è quella di tuffarvi nel mondo di frasi belline.

Lasciate perdere.

Perché Grande Nudo non è un libro carino

Grande Nudo è uno di quelli che io metterei tra i classici.

Perché, l’essere umano che ci ho trovato descritto dentro, non tramonterà mai.

Mal di pietre -ma non di vivere, ché i crepuscolari ci hanno rotto-

Mal di pietre: le nonne sono Gilf

Mal di pietre (nottetempo edizioni) è uno di quei libri che, a vederli così, poggiati sul comodino del compagno di tua madre, non gli daresti -come si dice a casa mia- un citto.

-cioè un “soldo”, suggerisce la traduttrice simultanea-

Milena Agus, cioè lei

mal di pietre
che io trovo assai assai BELLA

Era un’autrice che, nella mia indefinibile ignoranza, non avevo mai sentito nominare. Dico era, non perché sia morta, ma perché poi è capitato, al solito, di scoprire che fosse tipo famosa come Grazia Deledda.

No cioè, davvero, tradotto in mille mila lingue, venduta in altrettanti paesi… COME CAVOLO HO FATTO A PERDERMELA?

Non lo so.

Ma!

Mentre acquisto su Amazon una gatto a nove code per purificare la me stessa che ha studiato per anni lettere senza sapere, infine, un emerito cazzo, mi sono letta…

Mal di pietre: che è un libro che è una figata che è

La storia di una nonna raccontata dalla nipote. E già qui aveva ottenuto tuuutta la mia attenzione, perché, come tuuuutte le persone per bene, ho il fetish per le nonne e le loro vite segrete.

andiamo. Pensate davvero che vostra nonna non sia la persona più yeah che abbiate mai conosciuto? Se lo pensate, non l’avete mai conosciuta

mal di pietre
E questa signora che porta da sora du sacchi della spesa che pesano manco il ciccione Gay di Modern Family… è mia nonna.

-cioè. provate a dirmi se questa donna non nasconde qualcosa-

Chiusa parentesi.

Sta nonnina qua, quella della Agus per intenderci, già dalle prime pagine è un personaggio che fa sembrare qualsiasi adolescente una sorta di nerd senza speranza o vita sociale. Più di quanto non sia nella realtà.

Sta nonna qua fa sesso di quello bello, in cui ti piace a volte esser trattata da zoccola quale sarebbe il termine politicamente corretto per esprimerlo, non mi viene, e perchè poi?– senza dovertene per forza vergognare.

Sta nonna qua ama suo marito ma anche il suo amante.

Sta nonna qua, ha scoperto cos’è esser emo quando se ti tagliavi le braccia eri solo una da tenere nascosta dentro casa -e non fotografata per la posa di instagram-

Dunque, Mal di pietre, libro che se lo leggi poi fai fatica a guardarti tua nonna come prima, anche se finge demenza senile mentre è intenta a capire le trame de “il segreto” tra una pausa pubblicitaria e l’altra.

La cosa bella di Mal di pietre,

è il suo esser totalmente slegato dal tempo, pur essendo collocato in anni ben connotati, fatti di assassinii, bombe, edifici che ti crollano addosso e così, mettiamocela, la seconda guerra mondiale.

Perché slegato allora?

Perché quella che vedi fare la protagonista non è mica una di quelle donnine che ti aspetteresti da quegli anni lì -grembiule, sveglia all’alba per cucinarti il pane, lavo-stiro-do una passata di scopa-

Nope.

Lettori miei belli, qua si tratta di quelle cose sopraffini che non sempre è facile trovare in un libro ambientato nel passato: quella nonna della seconda guerra mondiale, può essere una donna di adesso. Che ha le passioni di una di Grey’s anatomy, che c’ha le turbe mentali di Ally Mcbeal.

Ci siamo capiti?

Mal di pietre è una di quelle letture che per fortuna mi hanno consigliato.

Dico per fortuna perché –sentite il rumore delle fruste sulla mia schiena? una frustata per ogni anno sprecato dentro l’Università

-snap, snap, snap, snap, snap-

Se quel giorno lì d’ottobre quel pelatone del compagno di mia madre non mi avesse regalato la sua copia –che porta commoventi segni di masticata di cane– io non avrei mai scoperto la vita interiore di una nonna.

Che è pure una gran gnocca.

E niente.

Me l’hanno consigliato e io lo rivendo a voi. Senza guadagnarci niente –claro

Mal di pietre: due pollici alzati.

Ne alzerei pure tre, ma posso solo coinvolgere nel meccanismo gli alluci. Non so se fa lo stesso.

Ajò, andate a pigliarvene una copia. O passate in Francia che vi giro la mia

BAI BAI

 

 

L’amore come le meduse: la delicatezza di Roberto Delogu

L’amore come le meduse, sentite come suona…

l’amore come le meduse,
le meduse, l’amore…
come.

Vabeh. Ci siamo che è un titolo quanto meno evocativo no? Cioè. Io ho pensato subito a qualcosa di morbido e di urticante.
Che sia stato lo stesso Roberto Delogu o il frutto di un lavoro poetico del suo editor, non cambia poi tanto (forse dovrei chiederglielo, forse dovrei intervistarlo, forse).
Chi è Roberto Delogu? Innanzitutto, un ragazzo col viso interessante.
Cioè lui:

l'amore come le meduse
Il perché della data sulla foto non lo conosco, ma fa molto vintage, quindi la lasciamo.

L’amore come le meduse, non è il suo primo libro.

è già il terzo, se non erro, scritto da questo autore. Io ho avuto modo di leggere questo perché è uscito di recente e, non so se si era capito, il titolo mi aveva fatto suonare le campane nel cervello.

Sì, non giudico i libri dalle copertine, ma per i titoli ho abbastanza il feticcio

Sì, potrei essere una brutta persona

E allora, possiamo andare un po’ più al sodo.

Si tratta solo di un bel titolo?

L’amore come le meduse è un bel libro o no? Cioè, li spendiamo sì o no questi 11 euro E ZERO CINQUE? La risposta a caldo è…suspence da X factor…

Sì, mettete mano ai portafogli.

Prendete un personaggio assolutamente normale, un padre con una famiglia e un lavoro. Uno di quelli che plausibilmente potreste esser voi o potrebbe esser un vostro amico.

Primo ingrediente che già abbiamo azzeccato alla grande.

Nessun super eroe gigante, nessun mistero irrisolvibile, nessun espediente narrativo. Una storia c’è. Una vera. Una che può capitare.

E gli altri personaggi? Reggono bene?

Cavoli sì.

Anche il secondo ingrediente è ben piazzato.

C’è un problema che viene affrontato in maniera delicata che, mi ripeto, purtroppo, esiste per davvero: la dipendenza dei ragazzi dalla tecnologia (tecnologia che al giorno d’oggi significa social. Che vuol dire che ti costruisci un mondo virtuale in cui abiti, caghi, mangi).

epperò ti scordi di cagare, mangiare e vivere nella realtà

Quindi sì. Il tema di per sè regge. I personaggi pure, nel senso che sono talmente convincenti che non sembrano costruiti, sono semplicemente persone.

E tu finisci per voler loro veramente -ma veramente- bene.

Personalmente mi sono sentita sia padre che figlia. Ditemi voi se non è una delle cose migliori che riesca a fare uno scrittore per il suo lettore.

L’amore come le meduse: ci sono dei MA?l'amore come le meduse

Chiaro che sì.

Di libri perfetti ce ne sono pochie per libri perfetti intendo dire quelli che mi rileggo tutta la vita, sottolineando ogni volta parti diverse-. L’amore come le meduse, così come ho esordito è sia morbido che urticante.

Perché?

Perché le soluzioni ai problemi sono un po’ romanzate. Non vi starò a dire dei modi che vengono impiegati per risolvere i problemi di dipendenza posti nel libro.

Qualcuno mi ha sempre fatto forti critiche sulla mia tendenza a spoilerare.

Diciamo basta a questa mia enorme pecca.

Quello che però posso dire in questa mia recensione lampo, è che la storia si conclude con un comportamento un po’ forzato.

Apprezzo i paradossi, davvero davvero, e quindi anche il finale resta divertente nella sua assurdità.

Forse era anche il solo modo per non banalizzare il tutto e non scadere nella commiserazione.

BUT.

Cozza un po’ con l’impronta realistica sulla quale si basa l’intero romanzo.Mi sono, insomma, ricordata che si trattava di finzione.

OH, Niente di grave eh.

L’amore come le meduse: TOTALLY APPROVED.

Beh oh, io i miei dindini ce li ho messi e se me lo chiedessero, lo rifarei di nuovo. Di letture così scorrevoli non ne facevo da un po’. La semplicità spesso è la salvezza degli autori.

Le piccole scivolate non mi interessano. Servono giusto a farmi sentire importante quando recensisco –vuoi non trovare il pelo nell’uovo? non sei un critico sennòh-.

Per cui, grazie a Roberto Delogu per avermi fatto compagnia col suo stile quotidiano. Certamente una lettura che mi ricorderò e di cui parleròne ho scritto anche qui– agli amici quando non mi chiedono consigli per prossime letture.