Di Michele Vaccari, Un marito, Milano, l’anarchia e il trauma post-traumatico

un marito

La fatidica-mortale-asfittica-inevitabile lista de “le letture migliori dell’estate“, per fortuna è passata. Un po’ meno piacevole pensare che le vacanze siano finite –per chi le ha avute-, ma adesso mi sento libera di scrivere di un libro senza che la gente si precipiti a comprarlo per mostrare la copertina sotto l’ombrellone –poi magari non arriva manco a pagina 8– . Di che cosa sto parlando? Un marito, Michele Vaccari.

Che, per altro anche volendo fare gli splendidi, non è proprio il libro che consiglierei di portarsi a 40 gradi all’ombra con la sabbia tra le chiappe.

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Un marito allora, è brutto?

E no cari. Non è quello che volevo dire. Per me esistono i libri che non valgono un cazzo, quelli che sono bellini e passano e poi quelli che ti hanno detto qualcosa per davvero.

In quest’ultima categoria non possono starci i libri che porterei dentro la sacca per il mare a prendere sale e umidità. Che sono pure letture sacrosante –non si può sempre vivere di robe intelligenti, sennò ci si fonde qualche circuito– ma non hanno niente a che vedere con Un marito.

Non so che cosa dica di me, ma la storia di Un marito è una delle storie d’amore più belle di sempre

Ora: chi ha già letto il libro starà spedendo un’ambulanza a casa mia con i documenti per il trattamento sanitario obbligatorio. Chi non l’ha letto, ha un motivo in più per andare in libreria o ordinarlo su Amazon e controllare quale tipo di disturbo io abbia.

Michele Vaccari invece starà sputando sul suo pc, nella speranza che la sua saliva mi arrivi in qualche modo alla Black Mirror direttamente nel mio occhio.

Come scusa? Starà dicendo: una storia d’amore?

Ma io mi faccio il culo per descrivere un male cronico sociale e tu mi tiri fuori la storia d’amore?

Provo a spegnere le ovaie. 

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Un marito è una bomba

Anche qui non voglio spoilerare niente, se c’è qualcosa da spoilerare. Ma io ci ho messo un po’ a digerire lo switch nella trama. Mi ero già preparata e accoccolata nel racconto di due abitudinari, facendomi crescere i peli sotto le ascelle in serenità. Pensavo: ok, mi vuole far vivere un po’ di mediocrità umana. La conosciamo tutti, è confortante. Affezioniamoci.

BOOM

Poi Michele Vaccari mi ha fatto il secondo scherzetto. Dopo la prima botta infatti, ho commesso lo stesso errore da ragazzetta che legge piccoli brividi alle elementari: bella questa svolta più cupa, con il personaggio che fa una caduta degradante a metà tra Breaking bad e Trainspotting.

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Ci piace questo nuovo Ferdinando, con qualche rotella fuori posto che punta i piedi per terra per restare ancorato alla realtà. Sono un po’ pazza anch’io e sarei disposta a credere agli alieni pur di non dire addio a nessuno… ci sto. Ferdinando, un marito, ti seguo fino al in fondo.

E invece, Un marito diventa un altro libro ancora

Senza neppure il tempo di buttarmi nell’anarchia, arrendendomi al terrorismo che colpisce piccioni, turisti giapponesi e rosticceri genovesi democraticamente,  sono già alla fine del libro.

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Una fine che. Cazzo.

Tre volte. Non capita spesso di esser spiazzati tre volte mentre si legge un libro. Non a trentanni suonati e qualche lettura alle spalle.

Aprite i portafogli, comprate, leggete.

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w l’anarchia.

 

Mezza-penna

Autore: Mezza-penna

Simonetta Spissu -in arte Mezza-penna- L'età non la diciamo, Il peso -davvero? volete morire?- Prostituisco ogni giorno la mia scrittura: hai bisogno di un contenuto superyeah (oh megaserious) per essere "leader del settore"? Vuoi che Google butti un occhio su di te come faccio io sul sushi all you can eat? Se mi dai spicci mi metto a scrivere. Scrivo di melanzane, di imballaggi per merci pericolose, Scrivo con tutti i semafori verdi di SEO YOAST. Faccio tutto con estrema pass-novabè- Aspetto che l'Einaudi si accorga finalmente che sono un best seller. Aspetto anche lo stipendio. Come si aspetta la chiamata di Dio. Ma nel frattempo, salto i pasti, ho il culo piatto e i lividi sui gomiti perché sto troppo al pc. Se mi somigliate, poveri voi. Siamo amici. -non troppo, che l'intimità mi spaventa- Fisicamente mi trovo a Milano. Sulla testa non saprei dire con esattezza. GUGLATE e scoprirete chi sono in tutte le mie forme, anche narrativa.

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