La gente non esiste: ma Paolo Zardi sì e noi ne saremo sempre grati

la gente non esiste

Stavo andando al supermercato. No, aspetta, ricominciamo. Mi stavo trascinando verso il supermercato, per comprare del sale fino. Caldo anche alle 8 di sera e stanchezza a millemila. Il solo compromesso che ho trovato per non soffrire troppo, è stato quello di andarci in ciabatte e –udite uditesenza reggiseno. Ecco il contesto. Nel mio lungo cammino verso il Lidl, un simpaticissimo signore mi fa: ehi bella signorina, bella fresca! –blink blink– Mentre, in fila alla cassa, due giovanissime chiaramente ridevano di me. Ecco. Il mio odio per la gente ha cominciato a scorrere potente quanto il sangue il primo giorno di ciclo.

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Poi è sopraggiunto l’effetto “Zardi“. Quella sorta di panacea che spegne ogni istinto omicida verso il prossimo, recuperando le parole di un autore che, la gente, non solo la sopporta. Ma la ama.  Una morfina che ti mette in contatto con le briciole di innocenza rimaste dentro di te.

Le stesse che i blink blink di uomini simpaticissimi, abbattono ogni giorno.

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La gente non esiste, perché esistono le persone

Ecco una sottile differenza che Paolo Zardi mi ha insegnato bene nella sua ultima raccolta di racconti che, se non si era ancora capito, porta proprio il titolo “La gente non esiste” -virgolettato è chiaro chiarissimo-.

Pagina dopo pagina è stato come se io fossi stata sottoposta a un’operazione chirurgica agli occhi, alla fine della quale avevo recuperato totalmente la vista. Ho iniziato a vedere quello che, prima di avere tette mosce senza reggiseno, notavo per la strada: gli uomini e le loro vite.

Quei particolari di cui nessuno si interessa mai tipo: ma quando rientrano a casa loro, c’è qualcuno ad aspettarli? Dovranno anche loro trascinarsi a comprare il sale fino? Ordinano schifezze su Justeat, porzioni per tre persone da consumare in solitudine?

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In definitiva, sono come me?

Sarà Facebook, ma tutti sembrano ormai eccezionali, frizzanti

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Per questo i gesti quotidiani che prima mi affascinavano, hanno finito per nausearmi: niente di romantico nell’ennesima stories sulla riunione di famiglia attorno a tavole piene di cibo. Solo foto instagrammabili.

Il mondo, la gente, io ormai li vivo così: fuori dai social, qualcuno che vuole solo insultarmi o aprofittare di me in qualche modo. Dentro la rete: esibizionismo, filtri bellezza e panini che non sono più panini, ma status simbol.

La gente esiste talmente tanto che, alla fine, non esiste proprio

Nel senso che non so più quando cominci a vivere. Con i racconti di Zardi invece, il recupero di quello sguardo nostalgico verso le abitudini familiari, le situazioni più comuni, è totale. –bello come ha descritto un panorama estivo al mare che, personalmente, conosco proprio bene e quella sonnolenza al caldo, con il sale sulle braccia

Commuove.

Soprattutto, accende una speranza

Perché, dopo aver ricevuto le occhiate del simpaticissimo signore, dopo aver fatto ridere le due giovanissime… ho chiuso la porta di casa e mi sono riletta uno dei racconti meglio riusciti. Dove un osservatore, dentro una delle tante catene di hambuger e compagnia cantante, si affeziona a una famigliola seduta al tavolo vicino.

Io voglio pensare che quell’uomo, così capace di voler bene a degli sconosciuti soprattutto in quanto sconosciuti ma, fondamentalmente umani come tutti, io prima o poi lo incontrerò.

E non starà a pensare che ho il reggiseno o meno: vorrà abbracciarmi semplicemente perché ha capito che sono Simonetta. Qualsiasi cosa questo possa significare.

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Mezza-penna

Autore: Mezza-penna

Simonetta Spissu -in arte Mezza-penna- L'età non la diciamo, Il peso -davvero? volete morire?- Prostituisco ogni giorno la mia scrittura: hai bisogno di un contenuto superyeah (oh megaserious) per essere "leader del settore"? Vuoi che Google butti un occhio su di te come faccio io sul sushi all you can eat? Se mi dai spicci mi metto a scrivere. Scrivo di melanzane, di imballaggi per merci pericolose, Scrivo con tutti i semafori verdi di SEO YOAST. Faccio tutto con estrema pass-novabè- Aspetto che l'Einaudi si accorga finalmente che sono un best seller. Aspetto anche lo stipendio. Come si aspetta la chiamata di Dio. Ma nel frattempo, salto i pasti, ho il culo piatto e i lividi sui gomiti perché sto troppo al pc. Se mi somigliate, poveri voi. Siamo amici. -non troppo, che l'intimità mi spaventa- Fisicamente mi trovo a Milano. Sulla testa non saprei dire con esattezza. GUGLATE e scoprirete chi sono in tutte le mie forme, anche narrativa.

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