La bambina ovunque: Indiana Jones alla ricerca dell’istinto paterno perduto

la bambina ovunque

Siamo a Milano. Stefano Sgambati mi offre un bicchiere di acqua frizzante perché non posso bere vino. Lui sì. Sta per uscire La bambina ovunque. Mi promette di mandarmelo prima che esca, così. Uno di quei privilegi che esistono tra autori e quasi scrittori-che sarei io-. Mi parla della copertina, una cosa che gli piace tanto davvero. Mi parla di come ha partorito tutto questo.

Partorito. Che è un po’ la parola chiave di tutto.

La bambina ovunque è ovunque, tranne che sul mio comodino

Aspetto e poi aspetto e –indovinate-aspetto ancora. Ma questo benedetto file non giunge mai. Poi ci si mette in mezzo la vita, l’appendicite, l’estate, le cose da fare e le cose da scrivere. Il libro esce per Mondadori e fa il giro dell’Italia, tra presentazioni e recensioni. Una specie di bomba.

E a me arrivano solo i pezzi addosso di un libro che devo leggere. Lo so, lo leggerò. Deve solo arrivare quel momento in cui tutte le congiunture astrali si mettono in linea e dicono: passa la carta nel bancomat e portatelo a casa.

Come vedrete dal mirabile autoritratto, La bambina ovunque ha invaso anche casa mia

Finalmente, aggiungo. Per tirar dritto diciamo subito che mi è piaciuto molto. Un inizio di recensione un po’ superficiale, ma è anche la cosa più importante da cui partire.

E, a seguire: perché mi è piaciuto? Perché mi ha fatto sentire a disagio dalla pagina numero uno sino all’ultima. 

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Innanzitutto vorrei fare un applauso alla Signora Sgambati

Per aver raccolto questo derelitto di scrittore, di marito, di padre, che in molti frangenti si è dimostrato esser un buon allenamento per fare i genitori -il primo bambino durante la gravidanza, è stato proprio l’autore-

Per non averlo ucciso arrivata a pagina 16

Perché io lo avrei fatto. E sono rimasta talmente urtata da una frase, da averla persino immortalata:

andiamo, donne di tutto il mondo, diciamolo. Vogliamo essere noi, solo noi. Ed esser immortalate in un’opera d’arte come le più fighe della storia.

Detto questo: la maggioranza applaude perché si parla di figliare dal punto di vista di un padre

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Che è una cosa tecnicamente esatta ed anche apprezzabile, senza dubbio. Ma io voglio dire una cosa in più: non è che questo libro mi sia piaciuto perché, per principio, era ora che qualcuno parlasse del diventare padre in prima persona. Non è una tacca da appuntare nell’agenda del movimento dei babbi di tutto il mondo.

No. E’ che, si può dire, io mi sento come Sgambati. Al punto da poterci creare un hashtag apposito: #iosonostefanosgambati

Straordinario: una donna che ha il terrore di avere figli

Esistiamo. Ci muoviamo senza dire una parola di fronte alle vetrine di carrozzine. Compriamo vestitini solo per i bambini degli altri e controlliamo ogni mese di esser puntuali puntalissime.

Quando ho letto Stefano Sgambati –perché, più che leggere La bambina ovunque, io ho letto, inevitabilmente, della sua storiail mio utero ha iniziato ad applaudire. A fare il tifo per un’improvvisa fuga in Papuasia del protagonista –scusami, Signora Sgambati, scusami davvero, mi propongo per tenervi la bimba nei giorni dispari del mese

Perché, c’è stato un terribile periodo in cui ho creduto di esser incinta in un momento sbagliatissimo. In cui ero senza soldi, senza lavoro, senza prospettive ed ero persino radioattiva-i falsi positivi esistono? Tutti dicono di no, ma io sono sempre la prova evidente che le statistiche sono spiritose– E quello che più mi è stato proposto nei numerosi incontri con ambulatori e compagnia era un sensibilissimo messaggio implicito: ma da donna, davvero vuoi perderti questa fantastica occasione di maternità?

Sì. 

Ed è una cosa che si replica in tante tantissime occasioni in cui chiedono: ma figli? Ma perché no? Ma cambierai idea. 

Oppure no?

Ecco, leggendo La bambina ovunque in qualche modo, mi sono sentita finalmente compresa. Sgambati lo dice bene: non è che un essere umano –a sto punto, uomo o donna che sia- in quanto dotato di un organo riproduttivo, desideri effettivamente riprodursi. Un essere umano -che sia uomo o donna- ha anche la possibilità di ragionarci sopra e pensare che non ci sia poi così tutta sta naturalezza. Insomma, fare un bambino non è come pisciare.

E poi, la parte migliore di tutte: lui ce la fa

Perché, per quanto ci abbia provato a convincermi di esser un inetto, io ho capito tutta un’altra cosa: anche gli ipercritici, ipocondriaci, cinico-egocentrici, possono essere genitori.

La paura, i timori, la razionalità e lo straniamento sono cose che fanno parte dello stesso processo. E la sincerità con cui affronta i limiti di una persona che cerca disperatamente l’interruttore “superpadredell’anno” è disarmante.

E per questo, è possibile che la bambina, la bambina ovunque, che ovunque non è ma si trova banalmente in una casa, protetta da due genitori come tanti, sia felice. Siano tutti felici, ragionevolmente.

Almeno credo. Almeno voglio crederci. Perché, come ha scritto meglio lui, lo stare insieme è una questione di scelte. Di impegno. E qualcosa del genere dovrà esser anche crescere un altro esser umano.

Chapeaux.

Sgambati, anti-eroe delle mamme pancine.

#iosonostefanosgambati.

Mezza-penna

Autore: Mezza-penna

Simonetta Spissu -in arte Mezza-penna- L'età non la diciamo, Il peso -davvero? volete morire?- Prostituisco ogni giorno la mia scrittura: hai bisogno di un contenuto superyeah (oh megaserious) per essere "leader del settore"? Vuoi che Google butti un occhio su di te come faccio io sul sushi all you can eat? Se mi dai spicci mi metto a scrivere. Scrivo di melanzane, di imballaggi per merci pericolose, Scrivo con tutti i semafori verdi di SEO YOAST. Faccio tutto con estrema pass-novabè- Aspetto che l'Einaudi si accorga finalmente che sono un best seller. Aspetto anche lo stipendio. Come si aspetta la chiamata di Dio. Ma nel frattempo, salto i pasti, ho il culo piatto e i lividi sui gomiti perché sto troppo al pc. Se mi somigliate, poveri voi. Siamo amici. -non troppo, che l'intimità mi spaventa- Fisicamente mi trovo a Milano. Sulla testa non saprei dire con esattezza. GUGLATE e scoprirete chi sono in tutte le mie forme, anche narrativa.

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