Alessio Cuffaro e la sua distrazione preferita.

Alessio Cuffaro, ci troviamo qui oggi riuniti, perché persino Dio si distrae.

Alessio Cuffaro: come sempre, con chi stiamo parlando su “Leggimi perché”? Ma naturalmente con un sorridentissimo autore.

alessio cuffaro
eccocelo qui, più contagioso della mentadent

Palermitano del ’75, rapito come molti noi isolani -terroni atipici- dalla Torino sabauda tutta luci e Scuola Holden. Sì, ha fatto pure quella e poi ha scritto su Pulp, Linea d’ombra e nell’antologia 100 storie per quando è veramente troppo tardi (Feltrinelli 2013).

Ma ci basta così? 

No! Perché Alessio Cuffaro è pure editore, nel senso che ha fondato una casa editrice, la Autoriunitiche non solo ha il pregio di pubblicare bei libri, ma è un’iniziativa per e da e con e (preposizioni articolate ce ne sono rimaste) gli autori. 

Poi si trova su l’internétte il libro di Alessio Cuffaro, uno con un titoletto niente male come “La distrazione di Dio“.

Fatte le dovute presentazioni, come solo le persone educate e civili sanno fare, io passerei all’interviù che gentilmente ci ha concesso questo superuomo.

Alessio Cuffaro, allora, apriamo il nostro mensile “Leggici perchè” con una prima domanda:

1) Hai due “figli” piuttosto importanti: una è la casa editrice Autori riuniti, l’altro è il bellissimo libro “La distrazione di Dio”. Di cosa vorresti parlarci per primo?

Parto dal mio romanzo perché è il primogenito, e come accade sempre, il primogenito ti fa soffrire di più, per poi ripagarti alla fine con un grande orgoglio paterno.
La distrazione di Dio è la storia di Francesco Cassini: figlio di falegnami della Torino di fine Ottocento riesce a farsi adottare da un conte, studia, diventa ingegnere e progetta la prima automobile Fiat. La collauda il 31 dicembre del 1899 e muore.

Si risveglia nel corpo di un ragazzo parigino e da lì in poi attraversa tutto il Novecento tornando ad ogni morte in dei corpi e in delle vite non sue, ma mantenendo memoria delle vite precedenti. Questo pretesto surreale mi ha consentito di sperimentare, di indagare il conflitto tra psiche e corpo.

Mi ha permesso di dare pieno spazio alla necessità del personaggio di mettere in campo la propria individualità in contrasto con le istanze sociali, familiari e amicali. È un romanzo sull’impostura che è poi la stessa impostura della nostra vita quotidiana, ma resa in maniera più vivida.

2) E se ti domandassero: Alessio Cuffaro si sente più rappresentato dal suo essere autore o editore? (se esiste la risposta, naturalmente)

Le due cose si tengono l’una con l’altra e sono entrambe figlie della mia idea di ciò che dovrebbe essere la narrativa oggi. Che poi è un’idea vecchia quanto l’invenzione del fuoco: raccontare una storia, nascondere l’ego del narratore, consentire al lettore di immedesimarsi nei personaggi, consegnargli pagine come se fossero schede di esercizi ginnici nella speranza che la lettura lo faccia esercitare alla vita.

Sia da autore che da editore cerco storie che possano essere lette a più livelli. Non sono minimamente interessato (a dire il vero nemmeno da lettore) allo stile ricercato e alto o alla messa in mostra dell’erudizione.

Trovo aberrante questa ricerca che viene fatta del prossimo “romanzo-mondo”, senza capire che il mondo c’è già, il nostro, e che i modi di interpretarlo e renderlo più vivibile tramite la scrittura non sono affatto esauriti.

Ho scritto un romanzo con il preciso intento che fosse fruibile da una gamma ampia di lettori: dai lettori “deboli”, che si lasciano guidare dai puri e semplici accadimenti, ai lettori forti, che sanno riconoscere nelle pieghe della storia un messaggio più profondo, un indizio della visione del mondo dell’autore. Da editore non faccio che restare in ascolto nella speranza di intercettare storie simili.

3) Hai parlato di “pretesto letterario“: effettivamente il tuo romanzo si serve dell’espediente della reincarnazione per potersi muovere in più storie.
La trama è nata proprio così, oppure inizialmente si trattava di una serie di racconti che poi sei riuscito a ricollegare in un unico romanzo grazie al file rouge dell’immortalità?
Il romanzo è nato proprio così, anche perché sono un pessimo scrittore di racconti.
Le poche volte in cui mi sono cimentato nella scrittura di racconti ne sono nati dei romanzi bonsai: vite schiacciate in 3 pagine con un fattore di compressione 100 a 1.
La principale fonte di ispirazione del romanzo è stato Fabrizio De Andre per la sua capacità di raccontare più volte la stessa struttura di personalità facendola muovere in contesti ed epoche diverse.
Poi c’era l’ambizione di riuscire a scrivere un romanzo su un secolo e di farlo in un esordio.

Alessio Cuffaro ce la fa ed esordisce con un romanzo secolare.

Fin qui ci hai parlato di impostura quotidiana, di conflitto tra psiche e corpo.
Come mai hai deciso di soffermarti su questi due grandi temi? Per caso li hai vissuti in maniera più forte di altri? 
Queste è una di quelle domande la cui risposta non può che essere presuntuosa.
Chi scrive vive tutto in maniera più forte, amplificata: altrimenti non avrebbe nulla da scrivere. Lo scrittore ha l’orecchio buono e con esso riesce a origliare la vita. Poi non resta che riportare agli altri ciò che si è origliato.
Quindi sì, ho vissuto e vivo il conflitto tra psiche e corpo in maniera molto forte per via del mio orecchio buono e per la mia storia familiare che, però, non mi sembra il caso di rendere pubblica.
Riguardo invece all’impostura non credo di avere alcun primato. È la forma più potente di narrazione. Essere impostori significa raccontare con la vita e significa farlo rischiando tutto.
L’impostore scrive le sue storie su carta velina: se ti prendi la briga di guardare in controluce vedi l’inganno e, subito dietro, scorgi la fragilità umana. Non c’è materia narrativamente più deflagrante di questa. E siamo tutti impostori. I
l nostro tentativo di mettere in campo un Io autentico si sgretola alle prime ore del mattino, col primo sorriso che concediamo al barista per urbanità.
E poi è un continuo perdere di integrità:
le opinioni che condividiamo senza esserci fatta una vera opinione,
la gentilezza che elargiamo a chi ci consente di mettere il pane in tavola,
l’interesse con cui a sera fingiamo di ascoltare il resoconto della giornata del nostro partner.
Questa è un’era in cui è possibile sottrarsi a tutti i conflitti, persino a quelli geopolitici, ma nessuno di noi può sottrarsi al conflitto identitario.
Nel mio romanzo questo conflitto è galvanizzato, viene reso in maniera plastica e inconfondibile. Per quanto può sembrare paradossale
La distrazione di Dio è una ricerca dell’integrità che si svolge per mezzo di una continua impostura.
Alessio Cuffaro: l’uomo che si prefiggeva degli obiettivi molto sempliciio al posto suo avrei fallito miseramente a pagina 1
Detto questo, siccome ci sei piaciuto un sacco, adesso ti tocca la domandissima alla mezza-penna.

Ad Alessio Cuffaro, piace la pasta col tonno?

Uno nella vita si prepara alle domande più difficili e cruciali: perché sono qui? Finché sarò qui? Esiste una spiegazione scientifica per il ciuffo di Malgioglio?
Poi però ti trovi a dover rispondere alla pasta col tonno.
E che fai? Ti tiri indietro? Non esiste.
No, solo con il tonno non mi piace.
Con il tonno, le olive nere e dei pezzi di formaggio tagliato a cubetti già si comincia a ragionare. Se poi si ha l’accortezza di aggiungere dei pomodori secchi in tavola, diventa gustosa. Ma è comunque la pasta estrema, quella delle dieci di sera dopo una giornata da dimenticare. Ecco, la pasta col tonno ha bisogno di essere integrata con ingredienti aggiuntivi,ed è come le domande cruciali della vita:
se te ne fai una sola finisci per non rispondere mai, se cominci a sovrapporre domande su domande allora ti viene voglia di sederti a tavola e banchettare con gli altri, al meglio che puoi
Vedo con piacere che la pasta col tonno è una continua fonte di ispirazione per tutti gli autori che passano di qui.
Concludiamo con i dovuti ringraziamenti ad Alessio, che si è subito gettato in pasto con entusiasmo su questa mezza-intervista e, soprattutto mi ha fatto distrarre nelle ore annoiatissime qua nella valle di Tenda.
Il suo libro ve l’ho linkato: non state troppo a tentennare, io l’ho letto prima di sapere che fosse il suo libro preferito.
Adesso tocca a voi, che siamo sotto le feste e di fronte al caminetto, vuoi non leggerti qualcosa su Dio?
Leggici perché” chiude per oggi, ma di compiti a casa ve ne ha lasciato.
Cià
Mezza-penna

Autore: Mezza-penna

Simonetta Spissu -in arte Mezza-penna- L'età non la diciamo, Il peso -davvero? volete morire?- Prostituisco ogni giorno la mia scrittura: hai bisogno di un contenuto superyeah (oh megaserious) per essere "leader del settore"? Vuoi che Google butti un occhio su di te come faccio io sul sushi all you can eat? Se mi dai spicci mi metto a scrivere. Scrivo di melanzane, di imballaggi per merci pericolose, Scrivo con tutti i semafori verdi di SEO YOAST. Faccio tutto con estrema pass-novabè- Aspetto che l'Einaudi si accorga finalmente che sono un best seller. Aspetto anche lo stipendio. Come si aspetta la chiamata di Dio. Ma nel frattempo, salto i pasti, ho il culo piatto e i lividi sui gomiti perché sto troppo al pc. Se mi somigliate, poveri voi. Siamo amici. -non troppo, che l'intimità mi spaventa- Fisicamente mi trovo a Milano. Sulla testa non saprei dire con esattezza. GUGLATE e scoprirete chi sono in tutte le mie forme, anche narrativa.

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