Pretty little liars è una roba lunga quanto l’intestino

Siccome sono figlia della Mediaset e, quindi, delle serie tv ad enorme contenuto intellettuale, su Netflix mi sono dedicata a mantenere viva questa mia attitudine. Pretty little liars è solo una delle innumerevoli perleche si protraggono all’infinito verso le generazioni a venire

Pretty Little liars non è solo come i rotoloni regina

Il problema è anche che si tratta di situazioni sempre più inverosimili. Sono stati impiegati tutti i tipici trucchetti che, dai latini in poi, chiunque conosce. Non c’è bisogno di essere cultori delle serie spazzatura per esserne a conoscenza.

Noi, spettatori dell’immondizia, possiamo tranquillamente scrivere soggetto, sceneggiatura e dialoghi e ottenere lo stesso risultato.

Quindi, metà degli episodi li passo così:

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Perché, diciamocelo. Il colpo di scena del “in realtà non era morto“, devono lasciarlo a chi lo esercita spudoratamente da secoli. Insomma, che paghino almeno i diritti a Beautiful.

anche se, lo dico qui e ora, con me funziona sempre. sempre, maledizione

L’altra metà di me, fissa sullo schermo, invece, si chiede

Pretty Little liars l’hanno scritto, l’hanno diretto, ci hanno fatto dei soldi e ok. Loro sono un po’ obbligati a servirti questo piatto fresco freschissimo.

Ma tu, perché continui a guardarlo?

E questa è una domanda valida per qualsiasi serie di questo tipo eh. Che sono parecchie direi.

Cioè. Spesso mi chiedo: ma non staranno esagerando con sta tragedia di adolescenti che vengono uccise ad ogni sorgere del sole? Voglio dire, non c’è neppure il grande catalizzatore della Fletcher. Che problemi hanno?

Di mattina però, il mio ragazzo mette su il telegiornale.

E ogni giorno. Ogni giorno che Dio manda in terra, c’è una ragazzina che è stata deturpata/violentata/uccisa/scomparsa.

E allora, improvvisamente, quella svampita di Allison e tutti i caduti fieramente nella lotta per la verità in  Pretty Little liars… non mi sembrano più così inverosimili.

Ma forse sono io che voglio giustificare la mia innegabile tendenza al rincoglionimento.

 

Che il cagotto del lunedì mattina, sia sempre con noi

E sì. Si è fatto lunedì anche questa settimana. Per quel che mi riguarda, è cominciato nel migliore dei modi: l’intestino allegro. Allegrissimo. Il cagotto mi ha battezzata –fulminata– da subito.

cagotto
dav

Cagotto e lunedì: bff foreva

Vi sfido anch’io a sopravvivere a questa immensa e meravigliosissima giornata di m

Ceretta che passione. No.

Sarà che mi sono appena passata il sickepil sull’inguinevi sento fare aaaaaaauch-. Sarà che ultimamente sto rivalutando la questione “ma anche se ho i peli biondi mi depilo le braccia”. Oppure sarà che arriva l’inverno e la questione peli si fa ancora più perversa – c‘è freddo, non mi scopro, posso abbassare la guardia…NO! Che c’hai una vita sessuale-. Sarà tutto. Ma oggi, qui, si parla di ceretta.

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Ceretta. La temiamo tutte e facciamo molto le femministe.

E già perché la questione ultimamente si è voluta caricare di un significato profondo, legato ad una presa di posizione sul potere e l’emancipazione della donna e la rivendicazione di –aaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

Non ci credete? Provate a dare un’occhiata QUI.

Ma se siete pigri e volete andare direttamente all’immagine, ve ne regalo io una. Quella di Pamela Goni. O anche conosciuta come la tipa che ha deciso di protestare per tutte noi contro la dolorosa pratica della rimozione dei peli ogni santa settimana o giù di lì.

ceretta

Ma l’argomento ceretta è ancora più bastardo dell’antica storia “donna vs uomo”

Ne discutevamo giusto l’altro giorno con la mia ormai celebre amica linguista – non la ricordate? ma davvero?-. Esordiendo col problema impellente nato da una rapida occhiata alle cosce, ovvero, il temibile “oh mio dio è ora di darmi una passata alle gambe”… si è giunte molto rapidamente al più filosofico dubbio “ceretta o non ceretta?”

Cioè. Ci siamo chieste, facendoci un impietoso esame di coscienza: ma siamo davvero così progressiste? 

Già perché, a dirla tutta, noi siamo tutte con l’orgoglio sul petto quando si parla di femminismo e prese di posizione anche sulle stronzate come la depilazione…

MA.

Che la verità si dica

Quando io vedo gente come la nostra amica e compagna Pamela, la mia prima reazione non è di solidarietà. Ma di schifo.

Sì. L’ho scritto.

Lo riscrivo.

Quando mi capita di imbattermi in una donna con le trecce sotto le ascelle, sono la primissima a giudicare. E sono implacabile. 

QUINDI. Ogni volta che impreco nel sentire una striscia incastrarsi in una matassa di peli nel contorno bikini. Ogni volta che inizio una filippica contro qualsiasi essere maschile perché “ci obbligate a mantenere una certa immagine”.

Mi ricorderò che sono un’ipocrita.

w la ceretta.

P.s

Anedotto per dare ulteriore colore alla conversazione di profonda cultura con la mia amica. Il seguente dibattito si è svolto interamente sotto gli occhi del padre. 

Che spero per lo meno si sia un po’ divertito.

E poi depilato.

Grandi belli lunedì di disagio

Piove, guarda come piove, ma guarda come viene giù –sì, jovanotti è sempre una grande fonte di ispirazione per me– Il disagio scorre potente in me. Immagino scorra potente anche in voi.

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Disagio: il solo e vero elemento che ci unisce tutti

Per lo meno il lunedì. Quando poi comincia settembre con le sue pisciatine costanti ah, pardon, si chiama allarme meteo

Non state lì impalati. Bisogna lavorare.

Io ci metto la colonna sonora di Big little lies

 

Sardegna in Tour: o del sentimento di noi migranti. Leonardo Arca is the way

Leonardo Arca, chi sarebbe? Voi leggete questo nome e non vi dice niente, ma, in realtà, è un eroe.

Questa estate sono andata da mia sorella a Tulle –che cos’è, dov’è? Tutte le risposte QUI-. Per raggiungere questo punto dimenticato dalla Francia –dal mondo– il viaggio farebbe venire le coliche anche ad Ulisse. Si parte in nave.

Leonardo Arca l’ho incontrato proprio lì

Tralasciando l’incredibile tentazione di sparlare della Corsica Ferries e di tutto il suo equipaggio –rigorosamente napoletano– passiamo al dunque.

Ondeggiando tra i corridoi, in mano una tazzina di caffè e un pan au chocolate, il nostro fantastico team verso la Francia si è imbattuto in una famigliola.

Sarà che abbiamo fatto una pena terribile – io e mia sorella soffriamo il mare ed eravamo in piedi dalle quattro del mattino– ma Leonardo e la sua squisita consorte hanno fatto alzare i bambini per farci sedere.

Vicino a Leonardo Arca ho scoperto due cose

  1. Cosa voglio fare da grande: la biografa di persone notevoli che però nessuno si caga.
  2. Cosa mi aspetta nel futuro prossimoa me come a chiunque sia nato in Sardegna

Leonardo, tra una chiacchiera e l’altra, mi ha presa in giro per il fatto che volessi raccontare la sua storia. Io, della sua storia, so troppo poco –il tanto che uno può lasciare in dono in un’ora di traversata-. Però quel poco che so, lo voglio condividere. 

Chi è Leonardo Arca?

Nato in un paesino piccino picciò della nostra isola, aveva –come dice lui stesso– sin da giovane, pensato che dovesse uscire da quell’ambiente. Questo sentimento, questa spinta a migrare, poi…

“Come si è deciso a partire?” gli ho chiesto.

E lui ha indicato la moglie, al suo fianco, sorridente. Un bel giorno lei era andata proprio in quel villaggetto sardo, di cui era originaria alla lontana. Cercava le sue radici e aveva trovato Leonardo.

Leonardo ha trovato l’amore della sua vita. Dopo un po’ di tempo di rapporto epistolare -fanculo whatsap e facebook- ha preso pacchi e pacchetti ed è partito verso la Francia.

Oggi Leonardo non fa un lavorone da manager

Si presenta come “l’uomo che fa felice le donne”, ma piuttosto fa l’imbianchino. Mentre passava con nonchalance dall’italiano al francese peggiorando la mia sensazione di nausea, mi chiedevo insistentemente:

Quest’uomo è felice?

Allora gli ho chiesto come facesse a vivere lontano dalla sua terra. Gliel’ho domandato fissandomi su Noè, uno dei suoi figli, che indossava la maglia del Cagliari ma non diceva una sola parola in italiano.

Leonardo si è messo a ridere. Ha detto qualcosa tipo: non ho capito se sto tornando o sto lasciando casa. Ma è una cosa che si supera.

Poi ha aggiunto: io l’ho superata tipo ieri. Ci ho messo solo 20 anni. 

Tutti al tavolo ridiamo. Ma poi, ho guardato negli occhi mia sorella e ho provato a immaginarmela tra qualche anno. Sposata col suo ragazzo francese. Con dei figli che sotto la giacca custodivano la maglietta della Dinamo.

E poi siamo rientrati in cabina per affondare quelle risate, quei chilometri di mare, nel sonno.

Il ritorno. Lunedì non si ferma mai, neppure se lo preghi in ginocchio

Rimedio lampo per sconfiggere il ritorno dalle vacanzenon ce n’è davvero uno… non ci illudiamo-. Ci si prova, abbassando il volume delle urla disperate che, personalmente, mi fanno da sveglia a inizio settimana.

Il ritorno. Qualcosa che sa di titolo per film Horror

il ritorno

Abbandoniamo gli occhiali da sole per delle lenti più interessanti. Garantito l’effetto “sono presentissima”.

Per la grande occasione da rientro, una bella canzoncina dal titolo interessante: it’s the end of the world as we know it

 

Buoni propositi per settembre (di gomma)

L’espressione “di gomma” forse non è universale. Ma dovrebbe essere tale. A parte ricordarmi l’hit più in voga di sempre “la macchina del capo” –vedi anche ” LA mmm DEL mm. Ha un mm nella mm”– – dai, non la cantavo solo io a questo modo, sennò devo pensare ad un logopedista bravo“di gomma”, dalle mie parti significa: falso. Quindi, quando dico buoni propositi di settembre (di gomma), in realtà sto dicendo

Buoni propositi di settembre?

E partono subito le risate dai manicomi e dall’inferno. Noi ci eravamo lasciati a fine luglio con una lista di promesse –più o meno mantenute giuro– per l’estate.

Come non cominciare con dei buoni propositi per settembre? Come? Cominciando con tutt’altro.

Ho letto dappertutto le crescenti lamentele per la ripresa delle routine quotidiane. Quelle ruote da cricetto fatte da sveglia presto, 8 ore di lavoro al giorno, poi cena e nanna.

quando non c’è l’insonnia

E tutti lì a dire: però ho dei buoni propositi a sto giro

di gomma

Sì perché la gente comincia a dire che deve andare in palestra perché nelle settimane in spiaggia l’autostima è scesa sotto il livello del mare.

Continua dicendo che deve mangiare più sano, prendersi cura di sè. Iscriversi a qualche corso rilassante o, viceversa, iperstimolante che manco la redbull mischiata con la cocaina. Incontrare nuova gente, interessante, ma non troppo che sennò si entra in competizione.

Finisce magari con il ritocchino al curriculum e la visita giornaliera agli annunci di lavori che difficilmente lo diventeranno realmente.

Buoni propositi di settembre: e levatevi dal ca

Ma in realtà la sappiamo già tutti sta fiaba – tanto che tra poco la inseriranno in Once Upon a Time

E come finisce per davvero?

Che non facciamo niente di niente di niente di niente -verso l’infinito e oltre-. Anzi, no. La verità è che qualcosa la facciamo. Ci alziamo, indossiamo gli abiti magari già abbinati dalla sera prima per non farlo nel dormiveglia pre-caffè; pranzo al sacco con le palpebre ancora mezzo abbassate. Il sogno di aprire la porta di casa alla sera e trovare qualcosa di buono oltre all’assenza del proprio datore di lavoro.

La palestra? Ma tu ne hai voglia? Ma davvero?

E quando non hai le forze per stare a far cuocere 50 minuti il tuo riso integrale o far sbollentare le patate bollite con pollo bio… perché non rivolgersi ai sacri noodles istantenei?

Nuovi corsi? Parte il mantra

Ed è con la parola “stronzate” che voglio concludere questo mio illuminante nuovo inizio.

Mezza-Penna non molla. Questo è il mio primo buon proposito. Vediamo se regge o se è una di quelle idee trascendentali a cui si appoggia l’uomo per non deprimersi.

Tipo Dio

Ciao mamma guarda come mi diverto

EEEeee yee ye eeee uaaauaa uooooo CIAO MAMMA

Capolavori di jovanotti che ogni tanto ritornano su tipo riflusso gastrico. –Che bello è, dice il jova

Ciao. Perchè sto ciao?

Perché sta per iniziare Agosto e non posso prendermi una vacanza vera e propria dal lavoro. E allora mi sono detta: mi prendo una pausa dove posso. E, il “dove posso” è qui. Solo un mesetto dai. E che è.

Quindi è per questo che vi dico CIAO

E vi saluto per ricontrarci più floridi e depressi a settembre. Ho deciso che questo mese lo dedicherò a

  • Fare qualcosa che mi spaventaqualsiasi cosa mi spaventi, una alla settimana
  • Vedere mia sorella e andremo in palestra (CAZZO).
  • Abbracciare la mia migliore amica sulla sua terrazza urban life e non dire un cazzo
  • Guardare serie belle con mia madre che commenteremo assieme.
  • Dire alle mie zie quanto GLI voglio bene A LORO mentre facciamo una bella grigliata di pesce con un ibrido di pastore tedesco che ci salta addosso
  • A volte andare al mare. Se riesco a superare il terrore della prova costuma (cose che mi spaventano ndr)
  • Farmi divorare dalle zanzare della campagna del mio ragazzo
  • Finalmente prendere un caffè col Gianni Tettiche me lo promette da mesi ma poi fa il divo e non me lo offre mai
  • Andare a trovare la mia vera famiglia: il ristorante cinese
  • SCRIVERE

Dirò CIAO RICCARDO CIAO OLIVIERO CIAO a tutti quegli amici che non vedo da un SAAAAcco.

Ho un paio di arretrati di parole da spendere con chi se lo merita. Ho troppi silenzi che vorrei condividere senza paura del vuoto. C’è tutto il sole che non ho preso sul terrazzo del retro della casa dei miei nonni. C’è una pizza e bowling che mi è rimasto in arretrato dalla scorsa estate.

Devo andare a deprimermi nei negozietti scrausi alla Tally Weil e riscoprire il brivido di strisciare il mio bancomat pensando “ci saranno soldi o no?“. Devo permettere che qualcuno mi trascini da un parrucchiere –e ripetere l’esperimento del bancomat

E niente. Passerò il mio tempo cercando di ricordarmi l’unica cosa che ha un senso.

Tipo: sono viva, siamo vivi. Fa un po’ molto cagare, ma che devo fare?

Bere in compagnia sembra meglio di morire.  O NO?

A presto bellibè. Non stracciatevi le vesti.

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Eleonora Caruso, i cavalieri dello zodiaco, rap e letteratura

Questo mese la nostra intervistata è una ragazza che potrebbe essere tranquillamente me. Cioè, io potrei esser tranquillamente lei. Solo che lei è dannatamente più brava e ha già pubblicato un libro. Poi è autrice per quelle di Freeda (non fate finta di non conoscerle) e sono abbastanza certa che sia a lavoro su millemila altre cose. Per dire, una prossima uscita con la Mondadori –ma noi ancora non ne sappiamo niente ufficialmente-. Chi è? Ma è Eleonora Caruso.

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Psicologo: ci si va come si porta l’auto dal meccanico?

Nella mia esperienza di quasi trent’anni di esistenza, ho avuto più o meno dei contatti con questo professionista. Ho concluso ogni volta, che non è pensabile che io mi sieda e qualcuno mi aggiusti. Nella mia testa o hai dei poteri superiori come Xavier. Oppure no. Ah. Parlo dello psicologo, ma lo diceva già il titolo.

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Psicologo uguale ad Alcazar

psicologo

Quello che ti piega con la mente i cucchiai –per me arriva prima lui del bambino pelato di Matrix, mi spiace

Quella persona che non ha bisogno di dire una sola parola. Basta lo sguardo e ha già capito a che età ti sei masturbata la prima volta. Su quale bidet di casa. Se a luce accesa o spenta.

E a chi stavi pensando.

Lo psicologo per me non esiste

Lo vedo talmente al di fuori della portata delle normali capacità umane, che deve stare su una nuvoletta nell’iperspazio vicino a Dio. E sta lì solo per dare consigli su come gestire il rapporto complesso padre-figlio con Gesù.

Per cui non ci sono mai andata. Mi limito a guardare con estrema curiosità tutta la lista delle persone che frequentano questa forma evoluta dell’homo sapiens.

Poi ho cominciato a guardare Intreatment

E mi sono detta: ma chi sono io per dire di non averne bisogno? Chi sono io per negarmi questo sostegno contro le mie innumerevoli storture da crescita e traumi e morte e distruzione e…

Ok.

Il punto è che Sergio Castellito è irresistibile. E, se uno come lui mi vuole trapanare la psiche alla ricerca del mio punto G debole…

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Buoni propositi per settembreche ad Agosto si fanno le cose belle tipo vedere sorelle, andare al mare, strafogarsi di pina colada al tramonto

Trovare il mio Sergio Castellito. E farmi fare un’analisi approfondita.