Tutto male finché dura: Zardi ce l’ha fatta di nuovo a strapparmi alla mia giornata

Vi ricordate quando sono stata a quella serata dove scrittori bravissimi leggevano cose bellissime? –qui, per dirvi-. Un episodio in cui avevo comprato il libro per la Feltrinelli, di Paolo Zardi: Tutto male finché dura.

Benissimo. Quel giorno l’ho preso, me lo sono fatta autografare con dedica. Mi sono fermata lì? No. L’ho letto. Nel giro di pochissimo tempo.

Tutto male finchè dura: appena comprato, ero già a pagina 26

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Un fenomeno strano a pensarci: com’è possibile che, cinque secondi dopo aver ritirato lo scontrino, fossi già arrivata così avanti? E’ l’effetto Paolo Zardi. Impossibile resistere.

E’ tipo quando ti trovi di fronte a un all you can eat: non sai come, non sai quando, ma hai già accumulato venti giri di primo-secondo-dolce in due secondi.

Sei pieno. Ma non ti fermerai. 

Una famiglia particolare

Mi sono trovata dentro una casa con due sorelle, un’artista e una geniale, con una mamma normalmente incasinata. Alla ricerca di una relazione che la possa liberare dal fantasma del primo marito.

Primo marito di cui nessuna donna può davvero liberarsi, perché è adorabilmente un casino. Anche questo uomo di Zardi, come spesso mi è già accaduto leggendo i suoi romanzi, è formalmente un disastro.

Non gli affiderei un cactus in mezzo al deserto.

Però gli regalarei senz’appello il mio cuore.

Finendo misera come Marta

La moglie che cresce su due figliole davvero eccezionali. Perché, una normale adolescente e una normale ragazzina, non potevano nascere da un padre che aiuta a fabbricare bombe e si inserisce con scioltezza nelle chat erotiche.

Ho seminato abbastanza indizzi per stimolare la noia quotidiana?

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Tutto male finché dura mi dà speranza

Perché è una di quelle storie in cui sai che può solo finire male –forse anche peggio di come stai pensando– ma, in fondo, tutti ce la fanno. Sono tutti in gamba, anche quando toccano il fondo.

Quindi, se la cavano. Senza soldi, ricercati, con la minaccia di morte e della galera. Se la cavano anche quando un padre è disposto a rubare i soldi di sua figlia.

Cioè: la cosa incredibile è che non ce la fai proprio a giudicare. Non ce la fai a incazzarti. Non riesci neppure ad avere paura.

Perché, non sai come, non sai perché, ma sai che non può essere una sconfitta reale. Ma ci si rialza. 

Anche senza gambe.

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Quindi: Zardi, grazie

Insomma, c’è sempre bisogno di quel libro che ti mette davanti situazioni sempre più impossibili, e che poi te ne tirano fuori. Sembra così che, quando ti alzi il lunedì mattina, le pratiche da sbrigare, la routine, qualsiasi cosa… si possa prendere col sorriso.

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Virgin non è mica una nuova malattia sessualmente trasmissibile (o è peggio?)

Ieri ho bevuto un Virgin Mojito si scrive così? ste robe aspirate confondono– e l’ho trovato molto buono. Prima che anche quel poco di zucchero e gas mi finisse nello stomaco provocandomi dolore, ho pensato che, esser felici per un analcolico, fosse un problema.

Un problema per me? O un problema per gli altri?

Virgin: la parola che ti segna sin dalla pre-adolescenza

Essere vergine è una tara che qualsiasi ragazz* si porta appresso assieme a brufoli e sbalzi d’umore. Vi ricordate quella sensazione di imbarazzo quando passavano in tv delle scene di sesso e voi sapevate solo che volevate sparire nel terreno?

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Di sesso non sapevamo un tubo –fino a quel momento inaspettato in cui, è successo – tranne che non era una cosa che avevamo ancora fatto. Di sesso io avevo un po’ paura a parlarne, perché, appunto, ero vergine.

Ed era un problema per tutti quelli che mi stavano attorno. Sia per chi aveva già frugato nelle mutande non sue; sia per chi sguazzava nel mio stesso pallido vuoto sessuale.

Come se un po’ si moltiplicasse un difetto.

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Virgin è la versione inglese, ma non fa mica più figo

Crescendo poi, ci siamo liberati di questa benedetta prima volta. L’imene è stato infranto, così come molti altri tabù sotto le lenzuola –si fa per dire, i più tra noi si sono accontentati di un sedile scomodossimo

Mi sono liberata di un brandello di carne che ingombrava la mia esistenza relazionale. Mi sono aperta. In tutti i sensi. Finalmente le scene di sesso, non avevano più potere su di me o su chi mi stava accanto.

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Finchè mi sono imbattuta in un altro tipo di verginità sociale. Ed è quella dell’alcol. Non sono la sola persona astemia al mondo. Spesso, chi non beve, lo fa perchè è costretta da qualcosa.

Ed ecco che i menù degli aperitivi diventano problematici. Anzi, gli stessi aperitivi diventano problematici.

Le persone sentono “Virgin” e pensano: strana forte

Ordinare l’acqua è comunque un’opzione che fa saltare i nervi dei gruppi di bevuta. All’ennesima domanda posta in tono compassionevole -“perché non bevi?– mi sono chiesta: ma a voi, che per altro ve lo state godendo alla facciaccia mia sto Spritz, che cosa cambia?-

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Una volta che mi sono arresa io al fatto di dover bandire l’alcol dalla mia dieta, perchè gli altri si sentono in difficoltà se resto col bicchiere vuoto?

Mi parlano come un mistero da risolvere a tutti i costi. Sperano che io sia un’ex alcolista? E, soprattutto, se rispondessi: sono un’ex alcolista, non sarebbe un disastro per l’interlocutore?

Ancora non sono giunta ad una vera spiegazione

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Questa esigenza del branco di condividere a tutti i costi la quantità alcolica io ancora non l’ho ben compresa appieno. Mi appello agli altri miei compagni astemila ragione a me frega davvero poco– per comprendere questo fenomeno antropologico.

Quello per cui, se non ingurgiti della birra dopo il lavoro, allora sei da compatire e un po’ da guardare con sospetto.

Io ricordo con affetto il tempo in cui potevo godermi un Ugo. Ma, le cose sono cambiate. Possiamo non farne una tragedia?

Virgin è buono uguale. 

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La congiura: un libro che dovrebbe essere una di quelle serie alla Xeena ed Hercules

Questa volta, per la fantastica categoria “il calendario dei libri”, voglio stupirvi. Esattamente come mi sono stupita io quando, contro la mia natura, ho aperto un libro dall’ambientazione storica. Il titolo è ” La congiura “, l’autrice è Federica Introna, la casa editrice, Newton Compton.

Quando ho letto le parole “romanzo storico“, mi è venuto subito un dolore metaforico in quella parte della mia anima che ha studiato lettere. Ho reagito con una specie di riflesso automatico. Uno scatto spirituale avverso a tutte quelle storie piazzate in un’epoca antica e lontana.

Voglio dire: cosa ne può sapere una persona, per davvero, di come si viveva nell’Antica Roma? Ma, ancora più importante, com’è possibile coinvolgere un lettore del ventunesimo secolo, in una vicenda dove non sono coinvolti i social e gli smartphone?

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La congiura: colpo di scena

Ma Federica Introna sa il fatto suo: filologa barese e appassionata di storia, non è certo una che apre world e butta giù le prime due stronzate che ha raccolto durante la giornata passata tra i libri.

No. Federica Introna ha fatto una roba che non mi succedeva da un po’: ha sospeso la mia incredulità. Ha proprio spento il mio scetticismo e mi ha riportata indietro.

E non indietro solo ai tempi degli eserciti latini, con imperatori pazzi e liberti ambiziosi. Indietro anche dentro la mia storia personale. Leggendo ” La congiura “, infatti, la ragazzina al quale batteva il cuore guardando “Il gladiatore”, è tornata in vita.

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Intrighi, tradimenti e sfrenate passioni

Così recitava la sigla di Xeena. Una serie tv che, ammettiamolo con tranquillità, è piaciuta un casino a tutti. Come resistere ad una donna con le palle e la frangetta, che si scopa uomini di spicco e, in più, non sta a casa a fare la calza?

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Ve lo dico io: non si può.

Così come non si può fare a meno di immedesimarsi con l’eroina de ” La congiura “, Epicari. Una che avrebbe serenamente potuto procedere con la sua vita di bella donna e che invece, niente po po di meno, decide di organizzare una congiura contro Nerone.

Sì, Nerone. L’imperatore

Ci siamo capiti?

Da questi presupposti, immaginate come si va avanti: tra tresche, amori veri, nobili principi e sacrifici, il libro si mangia legge da solo.  E subito non è più importante che Epicari non si spari un selfie con il generale dell’esercito, con il completino sexy da liberta.

Ventunesimo secolo? No grazie

Sticazzi se le persone muoiono in guerra senza che finisca rimbalzato su facebook. O se l’imperatore governa senza neppure aver rilasciato una dichiarazione su twitter.

Ogni cosa è incredibilmente realistica, come se io potessi realmente essere una liberta imprigionata perché dissidente politica. Come se, davvero, mi stesse così a cuore la causa romana, da tifare per tutti i congiurati.

Dunque, fate una bella cosa: mollate la borsetta e il borsello, indossate i vostri scudi e immergetevi in questo romanzo storico. Perché, contrariamente ad ogni pregiudizio, non è sinonimo di palla mortale.

Ma di: spegni netflix che c’ho da leggere.

 

Perché certe cose non cambiano mai e, da qualche parte, un senso esiste

Per una piccola persona come la sottoscritta, che ha passato anni a covare nel proprio cantuccio umili sogni di gloria come

1- pubblicare il proprio romanzo

2- esser considerata scrittrice

3- incontrare gli autori che ho amato

Partecipare agli eventi letterari, fa effetto sveglia dall’automatismo quotidiano. Quella parte di me che ancora non ha mollato, esce dal coma. Il contesto del miracolo è Gogol&Company, una libreria/locale/ritrovo/rifugio che è difficile non amare subito e perdutamente.

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A spasso per la Milano di carta di Michele Turazzi. Una mappa tutta letteraria

Una cosa bella di avere un proprio blog, è che ogni tanto, puoi contribuire a diffondere qualcosa di bello. La condivisione, come principio, non è così malvagia. A parte quando ci si intasa a vicenda con commenti politici –ciò è male, molto male-. In questo caso invece, voglio fare un favore al mondo e parlarvi del libro di Michele Turazzi, Milano di carta. La casa editrice è Il Palindromo.

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Un euro per i tuoi pensieri (o anche meglio: oltre ai capelli platino, che capita?)

La mia sparizione deve aver turbato parecchi spiriti tra coloro che vivono appresso alla dose settimanale di Simonetta. –peròcredici– Poi, per carità, la pigrizia è sicuramente qualcosa che mi contraddistingue in quanto ibrido tra bradipo e essere umano… però delle cose sono successe. Niente di che, solo che ho scelto altre vie per rompere i coglioni affrontare la comunicazione.

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La iazza boreale, alta infedeltà, i rotoli sulla pancia: la ricetta della (in)felicità

Siamo a Milano. Vengo a conoscenza di un fatto sconcertante (issimo): questi giorni farà un freddo boia. Io mi piazzo su la mia dose quotidiana di altà infedeltà, mentre le ultime crostatine di cioccolato mi si accumulano direttamente sul culo. Il grido interiore del mio cervello che vuole ignorare la iazza boreale che ha predetto quella sciamana del meteo.

Non c’è più religione. A pranzo c’ho pilates. Che scintille. Che faville.

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Sopravvissuti a San Remo e San Valentino. Troppi santi su questa terra

Avete presente quando Romero faceva pronunciare la sua battuta storica “quando all’inferno non ci sarà più posto, i morti cammineranno sulla terra“. Ecco più o meno così è come vorrei esordire questo fantastico post, post-apocalittico, post-Sanremo, post- San Valentino.

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Migliorarsi ogni giorno è questione di scelte (parte lo slogan di vitasnella)

No vabè. Un titolo che la dice tutta proprio. In realtà no. Nel senso che mi sono lasciata intontire dalla tv in sottofondo mentre scrivo/lavoro/correggo e bla. Questa volta è toccato a Vitasnella, prossima volta, pubblicità di assorbenti.  Veramente, volevo aggiornare il mio vasto pubblico sul mio fine settimana.

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Patrick Swayze è il mio mentore assoluto. Nel senso che sono super esperta di fantasmi

Oh grande Patrick Swayze, che la mia migliore amica è profondamente convinta che tu sia comparso in numerosissimi film come Grease e Save the last dance. (mentre ignora che hai recitato davvero in un ruolo poco nobile in donnie Darko)

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